venerdì 18 aprile 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Giovedì Santo – 17.04.2025 - In Coena Domini

Dedicata a tutti “gli invitati alla cena del Signore”!

Carissimi tutti, l’altare è il Calvario al quale Gesù ci ha convocati, ci ha desiderati vicino a sé per farci partecipi dell’amore che porta al Padre e della comunione con il Suo progetto che vuole la salvezza, la liberazione dal peccato e dalla morte di tutti i suoi figli amandoli sino alla fine. Il corpo spezzato e il sangue versato sono l’Agnello che dà la vita per noi e il mondo intero. Attraverso il pane e il vino, grazie allo Spirito Santo, ci sono dati questo Corpo e questo Sangue salvifici; attraverso l’Eucaristia, benedizione e rendimento di grazie al Padre, partecipiamo all’offerta di Gesù, al Suo dono estremo, al Suo Sacrificio.

Fuggiremo noi dal Calvario, declineremo l’invito di Gesù, che ci ha chiamati amici, ad unirci a Lui in questo atto supremo d’amore? I discepoli suoi sono scappati! La paura di come si stavano mettendo le cose, la folla contro, l’incomprensione per le scelte del Maestro, e così hanno abbandonato e lasciato solo chi li aveva scelti non perché erano i migliori, ma perché amati, “prediletti” per essere segni  di Lui nel mondo. Due persone soltanto hanno seguito Gesù: la Madre, e il discepolo amato, Giovanni. Solo chi vive l’amore del Signore, accogliendolo e ricambiandolo, secondo la misura della grazia che gli è data, non fugge e partecipa al Sacrifico di Gesù.

Mi chiedo: come mai noi, chiamati al Calvario di Gesù ogni volta che viene celebrata l’Eucaristia, preferiamo lasciar cadere l’invito, troviamo altro da fare, non abbiamo tempo, vi rinunciamo perché noiosa la Messa, sempre le stesse cose? Oppure siamo presenti come coloro che erano spettatori più o meno coinvolti per pietà o curiosità, o costretti ad assistere a quello spettacolo. Ci manca l’amore! Ci manca tanto l’amore vero, profondo, al nostro Signore e Amico, che, per primo, ci ama tanto da dare la vita per noi. Dare la vita: darci l’amore che Lui stesso è! Verso il Padre e verso il fratelli! Solo se c’è amore andiamo a Messa! Non perché c’è un comandamento, o così ci hanno insegnato. Solo per amore partecipiamo all’offerta del Figlio. Anzi è Lui stesso che ci unisce a sé accogliendo il poco che siamo, quelle gocce d’acqua che il ministro dell’altare mette nel calice ove sarà poi, con il vino consacrato, il sangue di Cristo Gesù.

Se fuggiamo dal Calvario, non riusciremo neanche a stare a tavola. Se non partecipiamo dal vivo al Sacrificio di Gesù, se non partecipiamo alla Messa, nutrendoci lì dell’Eucaristia, suo Corpo spezzato e Sangue donato, non saremo capaci di comunione, non saremo efficaci nell’amore, e forse anche non del tutto veri. Saremo assai limitati e superficiali. Gesù, in quell’ultima cena prima di tornare al Padre, come recita il racconto evangelico, ha voluto nutrire i suoi del Suo amore, prevedendo che se la sarebbero data a gambe, ma soprattutto per affidare a loro il compito: “ fate questo in memoria di me”, e la risorsa per eseguirlo. Cioè il comando di garantire a tutte le generazioni future la partecipazione al Suo amore così grande da portarlo e diffonderlo in questo mondo per dare salvezza e liberazione dal male, dal peccato, dalla morte, le realtà della nostra esistenza. La comunione in famiglia, nelle relazioni, la riconciliazione e la pace, l’impegno per la giustizia, il sollievo e la solidarietà con i più poveri e tribolati, la custodia della casa comune. Il gesto di Gesù alla cena, la lavanda dei piedi ai discepoli, rivela il frutto del Calvario: servire! Servire anche chi non comprende, come Pietro, anche chi tradisce, come Giuda, anche il piede che ti calpesta… Mettersi a servire non è concedersi all’umiliazione di piegarsi davanti ad altri, ma riconoscere la loro dignità e grandezza, amare come fa il Padre con i figli, come fa Gesù con i Suoi discepoli.

La presenza al Calvario è fonte della nostra carità, dell’amore gratuito che ovunque ci è chiesto se vogliamo dare senso e salvezza alla nostra vita. La partecipazione al sacrificio di Gesù, nutriti anche dalla Sua Parola, oltre che dal Corpo e Sangue di Lui, nostro Signore e Maestro, diventa ogni volta una risurrezione anticipata, ma vera e reale, una Pasqua di liberazione dalla morte, dal peccato, una forza per la vittoria su ogni tristezza, su ogni insignificanza e disperazione, su ogni odio e male. Con questa presenza e partecipazione alla Cena di Gesù, stasera,  Egli ha voluto anticipare il Suo dono non perché teme che domani scapperemo, ma perché è ardente, impaziente, il desiderio di fare Pasqua con noi. Non vogliamo deluderlo. E se temiamo di non amarlo abbastanza per seguirlo fino in fondo, sappiamo che Egli stesso qui ci accredita l’amore di cui abbiamo bisogno  per seguirlo con Maria e il discepolo amato.

“Concedi a noi, Signore, divenuti tuo popolo mediante il suo Sangue, di sperimentare, nella partecipazione al sacrificio eucaristico, la forza redentrice della croce e della risurrezione”.

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