lunedì 21 aprile 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Giorno di Pasqua – 20.04.2025

“Cristo, mia speranza , è Risorto!”. Non ci sono parole più appropriate per annunciare in quest’anno giubilare l’evento che capovolge, o meglio, raddirizza le sorti del mondo e della storia: la Risurrezione, la vittoria sulla morte di Colui che è il nostro Salvatore, Cristo Gesù, il Figlio di Dio. Egli è stato mandato dal Padre a noi, suoi fratelli, perché in mezzo al male che ci tormenta, non abbiamo a perdere la speranza di esserne liberati ricordandoci e mostrandoci quanto siamo amati. E’ questa è la prima salvezza!

Il Padre non lascerà il Figlio Suo nel sepolcro a conoscere la corruzione; non lascerà noi sepolti nella morte, e non solamente quella fisica, ma ogni morte, ogni violenza, inganno, sopraffazione, ingiustizia che vorrebbero toglierci dignità, ogni sofferenza e sconfitta che vorrebbero lasciarci nella tristezza e disperazione. Cristo che risorge è la nostra speranza, è l’anticipo e la forza per la nostra quotidiana risurrezione; è più di un augurio, è benedizione che assicura che la vita è più forte della morte, che l’amore vince su ogni odio.

La Speranza ha un volto trasfigurato, un nome davanti al quale ogni ginocchio si piega in cielo e in terra, scriverà Paolo, oggi ci viene consegnata viva e vivente, ci viene incontro; non ci è stata portata via, come teme Maria, che non trovando il corpo di Gesù, corre allarmata dai suoi discepoli. Ci viene incontro, ci visita, e lo diranno le apparizioni del Risorto di cui ci parla il vangelo in queste settimane. Ma oggi siamo noi che ancora stentiamo a credere. Allora cosa dobbiamo fare?

Non lasciarci trattenere dal buio, dalla rassegnazione di aver perso “l’amore dell’anima mia”, perché non è così. Maria che va al sepolcro “di buon mattino, ancora buio” si acconterebbe anche di un corpo inerte, ma verrà sorpresa, dopo il comprensibile spavento per non averlo ritrovato il Suo Maestro; ma ci va con amore! Ecco ancora una volta cosa ci serve per ritrovare la speranza viva : l’amore! Dobbiamo amarla la speranza. Amare Chi è la speranza. Se l’amore non ci fa scappare dal Calvario, se l’amore nutre la nostra comunione e ispira la carità, sarà ancora per l’amore che, negli eventi difficili dell’esistenza, non ci sarà rubata la speranza. Anche il discepolo che, come Maria, aveva fatto l’esperienza di sentirsi amato, che non si era allontanato dalla croce, è capace di correre, immagine di una fede giovane, una fede innamorata, correre incontro alla speranza. Per questa fede vide dei segni e credette.

L’importante è che la fede non diventi per noi un’occasione di pianto e di rassegnazione, ma piuttosto una disposizione del cuore per lasciarci sorprendere, un motivo di gioia e di speranza. Gesù non è un morto su cui fare il lamento. E’ il Risorto da annunciare. Da qui dobbiamo ritornare a correre con la buona notizia: Gesù è risorto, è vivente! E noi con Lui, in Lui siamo risorti, davvero viventi, portatori di gioia e di vita. Non senza i segni della Passione, lo sappiamo bene. Ma la Pasqua non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza.

Nel versetto conclusivo dell’episodio, che non è riportato nella lettura di oggi, si dice che i due discepoli, Pietro e Giovanni, “se ne tornarono di nuovo a casa”. Dà quasi l’impressione che tutto ritorni come prima. Anche per noi, dopo questa celebrazione. Ma non è così. Riprendiamo la vita di ogni giorno, ognuno con il proprio passo: chi ancora lento, chi guidato da una nuova luce e sorretto da una nuova speranza. Ad ognuno, stiamone certi, è data la Sua grazia! Il suo raggio di Speranza. Buona Pasqua!

 

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