domenica 27 luglio 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Domenica  17° C – 27.07.2025     -      

Genesi 18,20-32  -  Luca 11,1-13

Quindici giorni fa Gesù si rivelava, in una conosciuta parabola, come il buon samaritano che si prende cura di noi malcapitati, e ci insegnava a fare come Lui nei confronti del prossimo. Domenica scorsa, nella visita in casa alle sorelle Marta e Maria, Egli si presentava come la parte buona della vita, la parte migliore che bisogna saper ascoltare e accogliere. Quest’oggi, nell’insegnare ai suoi discepoli a pregare, ci svela l’origine, la fonte di tanta grazia: il Padre suo! E subito nostro!

Al Padre, nostro se ci consideriamo fratelli, altrimenti è bugia chiamarlo tale, ci dobbiamo rivolgere con la confidenza di chi sa di essere amato. Certamente il rispetto non può mancare, ma non c’è spazio per il timore, per tenere le distanze, perché Dio stesso ci mostrato confidenza dandoci il Figlio Suo in Gesù di Nazareth. E con la confidenza, anche l’insistenza insegna la parabola di un uomo che non molla nell’andare a chiedere ad un amico che gli dia tre pani. La preghiera ottiene risultati se è prolungata.

Non perché Dio voglia essere interpellato a lungo prima di concedere qualcosa, ma perché noi ci impieghiamo molto tempo per assimilare i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Con le nostre preghiere  spesso vorremmo che egli si adeguasse alle nostre idee, che correggesse il suo progetto.  Ma se parliamo lungamente con lui, finiamo per capire il suo amore e per accettare i suoi disegni. La preghiera non cambia Dio, apre la nostra mente, modifica il nostro cuore.

La preghiera, non come recita di formule o di parole preconfezionate, ripetute meccanicamente e superficialmente, peggio ancora senza la sincerità, se è importante che sia prolungata ed insistente, è molto più gradita ed efficace se manifestata con confidenza di amicizia e di amore, amicizia verso Dio e amore verso coloro per i quali osiamo stare davanti a Lui. Con queste due caratteristiche nel nostro cuore, la preghiera è efficace, rischia l’impossibile. E qui abbiamo l’esempio di Abramo.

Abramo si rivolge al Signore e comincia a intercedere affinché Sodoma sia risparmiata, per amore dei giusti che in essa si trovano. Gli parla da amico, la sua preghiera non è un susseguirsi di formule imparate a memoria o lette su un libro, non è una filastrocca pronunciata distrattamente, è un dialogo spontaneo e sincero. Gli rompe l’anima, potremmo dire con un linguaggio attuale. E a proposito della confidenza tra i due, è significativo che è Dio che va cercarlo per dirgli cosa sta per fare. Quando si dialoga con Lui, Dio ama sentire da noi che crediamo nella sua bontà e misericordia, nella sua provvidenza.

Abramo, possiamo dire, tira sul prezzo, prima scende da cinquanta a quarantacinque, poi a quaranta e, visto che il Signore è disposto a trattare, si fa coraggio e scende non di cinque in cinque, ma di dieci in dieci, ponendo in risalto la magnanimità di Dio, quella infinita misericordia che l’uomo progressivamente scopre, proprio mediante la preghiera. Viene da chiedersi perché Abramo si sia fermato a dieci. Un giorno ci sarà un solo giusto che darà a tutti salvezza, e questi è il Figlio di Dio, Gesù.

Intanto Egli ci esorta, con la preghiera che ha insegnato oggi e con tutta la sua vita, a confidare, senza stancarci, in Dio, Suo e nostro Padre. Questi santifica il proprio nome, realizza il Regno per i suoi figli, assicurando, tramite la nostra partecipazione, il pane, il perdono, la liberazione da ogni male, a questo mondo.

 

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