martedì 11 novembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

32° Domenica C – Dedicazione di S. Giovanni in Laterano – 09/11/2025

Ez 47,1-2.8-9.12     -    1Cor3,9-11.16-17      -     Gv 2,13-22 

E’ singolare la ricorrenza di oggi che nemmeno la domenica fa passare in secondo piano. Forse perché è proprio la domenica il giorno della costruzione della chiesa, che prima di essere di pietre è di donne e uomini attorno alla pietra fondamentale che è Gesù. Comunque, oggi, come ricordavo all’inizio, celebriamo la dedicazione di S. Giovanni in Laterano a Roma come la madre di tutte le chiese. Ci lasciamo guidare dalla Parola di Dio proposta per la preghiera in questa circostanza per la nostra riflessione e la nostra vita.

Il Vangelo, un episodio in cui Gesù cessa di essere mite e non teme di apparire violento, lì nel cortile del tempio, luogo sacro ai giudei che si preparavano alla Pasqua, narra di una contestazione e di una rivelazione.

Innanzitutto, Gesù contesta un luogo dove si pensava di incontrare e adorare Dio, il tempio di Gerusalemme; un edificio grandioso di pietra. Attualizzando per noi, potremmo dire una chiesa, un duomo, una cattedrale, un santuario. Sì, si può incontrare Dio nella chiesa che non è però l’edifico di pietra che anche stamane ci raccoglie; la chiesa è la comunità di fratelli e sorelle che amano Dio, che si amano tra loro, e che fanno di tutto per farlo conoscere e amare. Uniti e concordi in Cristo, così la Chiesa, come famiglia, si regge. La famiglia non è la casa, ma la comunione di coloro che la abitano.

Giustamente abbiamo a cuore questo edificio, questo santuario, ci fa piacere che sia tenuto pulito, ordinato, restaurato, splendente, ma non è questa “la casa del Padre mio”, potrebbe dirci Gesù. Non dimentichiamo come esordisce Paolo nella seconda lettura di oggi: “Fratelli, voi siete l’edificio di Dio… e lo Spirito di Dio abita in voi”.

 

Gesù non solo contesta un luogo, che potrebbe anche andar bene perché ci offre la possibilità di rendere visibile la comunione che ci fa chiesa, tempio del Dio vivente. Gesù contesta il modo che possiamo avere di andare da Dio, di incontrare Dio, di rivolgerci a Dio, di comprare Dio come se si andasse al mercato, di tirarlo dalla nostra parte, con sacrifici e preghiere, invece di onorarlo con la nostra vita fidandoci e affidandoci al Suo amore. Se veniamo qui, che sia un luogo di gratuità e non di mercato. È sbagliato usare e strumentalizzare Dio per i nostri interessi, ed è altrettanto sbagliato fare dei nostri interessi il nostro dio. Forse il nostro tempio, la nostra chiesa, lo è diventato il mondo in cui siamo, casa ingombra non di pecore e buoi, di denari e di colombe, ma di tanti idoli, casa in cui non c’è più spazio per Dio, o lo relega all’ultimo posto.

A seguito di questo moto di sdegno di Gesù arriva anche la sua rivelazione. Dice Gesù, sfidando i suoi avversari che a loro volta lo contestano: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere. Egli parlava del tempio del suo corpo”

“Io sono il tempio di Dio. Io sono il modo per onorare e adorare Dio e fare la sua volontà. Chi viene a me incontra Dio, chi segue me lo onora veramente”. In Gesù, poi, si realizza la visione del profeta Ezechiele nella prima lettura: l’abbondanza di vita di bene, di frutti, che sgorga dal santuario viene da lui. Da lui escono tutte le grazie. Il segno, la garanzia che è così? La sua vita, la sua morte risurrezione. Un segno che solamente chi crede alla Scrittura e alla parola di Gesù può cogliere grazie alla luce dello Spirito Santo come avvenne poi, per i suoi discepoli.

Anche noi siamo tempio di Dio se rimaniamo in Gesù, grazie al Battesimo ricevuto, la dimora di Dio dove gli altri possono incontrarlo; lo sono, a loro volta, anch’essi, e noi possiamo amare, onorare Dio, amandoli e servendoli. Solo l’amore è il vero tempio di Dio!

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