lunedì 17 novembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

33° Domenica C – 16/11/2025 

Luca 21,5-19

La Parola del Signore oggi sembra «fare il verso» alle pagine di cronaca nera dei nostri mezzi di informazione. Ci raggiunge servendosi di un linguaggio e con immagini particolari che io accorpo per mezzo di 4 parole attorno alle quali Gesù costruisce il suo intervento che ci aiuta a renderci conto per cosa e come viviamo, o dobbiamo vivere.

La prima parola che incontro è data dall’ammirazione e dall’entusiasmo per tante cose belle che ci sono attorno a noi, per le realizzazioni fantastiche che l’uomo con il suo ingegno raggiunge, per tutto ciò che ci appaga.; risultati meravigliosi dell’intelligenza umana, della scienza, della tecnica, vanto della mente umana, che conosce orgoglio e sicurezza, nutre sogni inimmaginabili.  Questa prima parola, sicurezza, è riassunta nella constatazione che “alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano

La seconda parola intacca subito tutta questa bellezza: “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”. Siamo in piena crisi! E che crisi! Un mondo di menzogne e inganni, di guerre e violenze, disastri e persecuzioni “a causa del mio nome” dice Gesù nel rivolgersi ai suoi discepoli che non rimangono indifferenti davanti a questi sconvolgimenti, tanto che chiedono spiegazioni. “Quando avverrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”. È la realtà in cui siamo, anche nel nostro piccolo, e nel quale non possiamo essere sprovveduti o impreparati.

E neppure prigionieri della paura. Ecco la terza parola: la paura! “Non vi terrorizzate!”. Non è la fine del mondo. E prima di questa dobbiamo considerare il fine del mondo, cioè perché siamo qui, dove siamo diretti, che cosa ci attende, come ci muoviamo. La crisi, il mondo che crolla, incute indubbiamente spavento, terrore, scoraggiamento; persino favoriscono l’egoismo perché, quando le cose vanno male ognuno cerca di salvare sé stesso, o almeno di difendersi. Certo la paura è comprensibile, se non giustificata: “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome”.

Questo vi darà occasione di render testimonianza. E questa è la quarta parola che regge e dà senso alla nostra esistenza. In un tempo di crisi e sconvolgimenti noi siamo chiamati ad essere «pellegrini di speranza», a camminare nel quotidiano fianco a fianco con tutti i nostri fratelli e sorelle cercando di essere testimoni dell’Amore di Dio anche e soprattutto in mezzo alle fatiche e alle sofferenze che attraversiamo. Così ci invita a fare il Maestro: «non vi terrorizzate… Avrete occasione di dare testimonianza… io vi darò parola e sapienza». È tempo di testimonianza sapiente, coraggiosa perché “nemmeno un capello del vostro capo perirà”; una testimonianza fedele: “con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.

Nella seconda lettura Paolo invita a lavorare con tranquillità senza lasciarci travolgere dalle paure e angosce che il mondo cerca di infonderci, e rimaniamo saldamente ancorati alla Parola di Verità che è Cristo, senza farci turbare dagli eventi, come è detto nel Salmo 131: Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre.

Nessun commento:

Posta un commento