Ascensione A – 01.06.14
- Atti 1,1-11
- Efesini 1,17-23
- Matteo 28,16-20
Ascensione. Gesù, il risorto, se ne va. Ritorna al
Padre, alla condizione di Dio Figlio nel mistero della Trinità. E l’umanità
risorta con lui, nuova, pasquale, la nostra, potrebbe sentirsi impoverita,
anche se Egli ci ha rassicurato, non più tardi di otto giorni fa: “non vi lascerò orfani”.
Noi facciamo festa, ed è un po’ singolare che siamo
contenti quando se ne va chi ci vuol bene o colui al quale vogliamo bene.
Festeggiamo bene il Natale, il Signore che viene; è comprensibile. Ma coma far
festa per il Signore che parte, e diventa invisibile? Abbiamo coniato un
proverbio: “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Ma ora non è più così.
L’umanità nostra, quella che viene dalla Pasqua, e l’abbiamo incontrata in
queste domeniche (umanità che vince la paura, ritrova la speranza, segue il
pastore che le cammina davanti, l’umanità il cui posto più bello è Dio,
l’umanità che diventa a sua volta dimora di Dio), per questa , per noi donne e
uomini pasquali, cambia il proverbio. L’Ascensione lo rovescia: “Lontano dagli
occhi, vicino nel cuore”. Quel cielo che viene indicato, come abbiamo sentito,
nella narrazione della prima lettura, il posto di Dio che Gesù raggiunge, è il
nostro cuore. La nostra umanità non è per nulla orfana e impoverita. E’ ricca
dentro!
Ed è un’umanità ben concreta. Chi è risorto con
Gesù, cerca sì le cose di lassù, dice l’apostolo Paolo in uno dei suoi scritti,
ma non ha la testa per aria, il naso all’insù come se attendesse la manna
dall’alto. Le parole di Gesù non lasciano dubbi sull’impegno concreto affidato
alla responsabilità dei suoi discepoli: “di me sarete e testimoni, con la
forza dello Spirito santo, ovunque; battezzate nel nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito santo”, cioè immergete nel amore di Dio tutti i popolo,
avvolgeteli, fateli vivere di questo. E a sostegno e incoraggiamento di questa
missione non facile, basta che pensiamo a chi ci è più vicino, a casa nostra, i
nostri stessi familiari, ancora la sua assicurazione: “ecco io sono con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
La nostra umanità pasquale è ricca dentro, è
concreta, con i piedi ben saldi, e responsabili, per terra, sui sentieri di
questo mondo, ed è un’umanità che attende. E sì, la sua pienezza deve ancora
compiersi, e sarà quando “questo Gesù verrà allo stesso modo in cui l’avete
visto andare in cielo”. Vivere l’attesa non è facile. Aspettare Dio, poi.
Quando ne abbiamo immenso desiderio e bisogno, anche se a volte, nel manifestare
la nostra fede, abbiamo più l’aria di chi possiede che lo sguardo curioso e la
ricerca umile di chi attende. Come cristiani, spesso abbiamo rinchiuso Dio
nella nostre dottrine, nelle nostre istituzioni, nelle nostra esperienze… ma
non l’abbiamo nella nostra vita vera, risorta. Allora come fare? Raccogliendo
l’augurio di Paolo ricevuto nella seconda lettura, lasciando che solo lo
Spirito di Dio, e non un altro sentire, illumini gli occhi del cuore che
già Egli abita, vinca dubbie resistenze residue che sempre ci tentano. Ci
faccia umanità non mandata allo sbando, donne e uomini pasquali, che gioiosi
danno fiducia al Risorto!
= = =
Pentecoste
– 08.06.2014
-
Atti 2,1-11
-
1Corinti 12,3-13
-
Giovanni 20,19-23
E’
la Pentecoste, il cinquantesimo giorno dalla Pasqua di Risurrezione. Per il
popolo ebraico la festa della Legge di Dio, anima della loro storia, ricevuta
nel deserto, cammino di liberazione dalla prigionia dell’Egitto. Per i
discepoli di Gesù, e per quella umanità risorta, uscita con lui dal sepolcro
porta la rivelazione che la nostra anima profonda, vera, è lo Spirito Santo.
Oggi ne abbiamo conferma; oggi è la sua effusione su questa comunità sparuta e
impaurita, gli amici di Gesù, che vengono trasformati in suoi annunciatori con
coraggio e franchezza, con il dono di sapersi rivolgere, e di farsi
comprendere, come narra il testo che abbiamo ascoltato, da tutti.
Ecco
un altro tratto dell’umanità di chi accoglie e vive lo Spirito santo che era in
Gesù: uscire dalle nostre chiusure, aver forza e sapienza, coraggio e capacità
di dialogo con chiunque. Quando in famiglia, nelle nostre relazioni, nella
società così pluralistica, nella diversità di vedute, sappiamo agire con
libertà e amore, unire forza e rispetto, diamo testimonianza di vita e di parola
del vangelo, è lo Spirito che è in noi che ci muove. Allo Spirito, alla
presenza e all’azione di Dio, noi vogliamo aprirci, consegnarci, da Lui essere
mossi, con Lui fare un nuova storia, manifestare davvero una nuova umanità. In
questo senso lo Spirito è, da ogni condizionamento, libertà.
La
vera umanità non è quella che ognuno difende, a volte pretende per sé, magari
senza che abbia i tratti del risorto incontrati in queste settimane. Ognuno è
portatore di talenti, di caratteristiche che gli sono proprie perché le ha
ricevute, ognuno ha delle qualità; e
così ci sono diversi doni, servizi e attività. Ma una solo è lo Spirito
all’origine di tutto. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello
Spirito per il bene comune. Ecco la vera umanità: quella che si mette a
disposizione per il bene comune, per il bene di tutti, specialmente dei più
poveri e bisognosi; non è quella di chi fa carriera a suon di mazzette e
corruzione. Non è per nulla lì l’umanità! Chi si rende disponibile, con quello
che è, a cercare il bene della collettività, lì è lo Spirito. Lo Spirito è, fa
la comunità.
Un
tratto dell’umanità che ci viene confermato, riascoltando il vangelo della
Pasqua, è che a questa è affiato il compito di togliere di mezzo il male.
Innanzitutto dentro di noi accogliendo la pace che Gesù offre. E poi
rimuovendolo dalle nostre relazioni, dalla società, dal mondo, mediante il
perdono. Se noi perdoniamo, libereremo dal male, dal peccato che si serve dei
nostri risentimenti o arroganza per tenere tutti prigionieri. Se non lo
facciamo noi, neanche lo Spirito di Dio lo farà, perché ha associato la sua
azione alla nostra collaborazione. Lo Spirito è responsabilità.
Libertà,
comunità, responsabilità non sono i tratti di un’umanità pesante, seriosa,
austera, per nulla affascinante e coinvolgente. E’ la gioia che mostra quanto,
nello Spirito, siamo liberi, è la gioia che dice la sincerità nel fare il bene
di tutti assecondando i doni dello Spirito, è la gioia che si diffonde dove è
vinto il male grazie alla potenza d’amore dello Spirito. E allora non
rifermiamo dal pregare: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la
terra”.
Nessun commento:
Posta un commento