20 Domenica A – 17.08.2014
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Matteo 15,21-28
Quattro
pensieri, quattro suggestioni, o provocazione, che aprono al regno dei cieli,
la vita nuova che Dio vuole per i suoi figli. Possono suscitare in noi un certo
scandalo, cioè diventare ostacolo, ma colti in umiltà predispongono, o ci
correggono, ad accogliere il vangelo, la bella notizia di Dio che ci vuol bene
e far nostro il suo stile per mostrarlo davvero il vangelo.
1° - Domenica scorsa grido di spavento di Pietro che
osando camminare sull’acqua si vede affondare: “Signore, salvami”. Oggi il
grido di dolore, straziato, della mamma per la propria figliola “tormentata
da un demonio” : “Signore, aiutami”.
Il grido è la preghiera di chi non ha fede o ne ha
poca, come viene rimproverato a Pietro da Gesù; è la preghiera di chi non ha
una fede completa, non conosce perfettamente Gesù, come la donna, ma gli
riconosce che può fare qualcosa per la condizione di prova, dolore, infelicità
in cui si trova.
E allora, io dico, gridiamo, con la voce o in
silenzio, perché noi creature fragili, abbiamo bisogno di salvezza, di
conoscere la bontà e la potenza del Signore. Quando avremo incontrato e
sperimentato Gesù, perché ci ha dato la sua mano, ci ha guarito, o aperto gli
occhi, allora il nostro grido sarà testimonianza, testimonianza del regno di
Dio.
2° - Pietro riceve soccorso. Gesù, là sul lago, lo
afferra, Alla donna, a questa mamma disperata, Gesù, dapprima, “non le
rivolse neppure una parola”. E’ uno scandalo il silenzio di Gesù,
riconosciuto come uomo di compassione. Dov’è finita la compassione” E’
solamente per i suoi? Così rimane un mistero il silenzio di Dio, davanti a
tante grida di dolore. Ho cercato di
darmi una possibile risposta a questo scandaloso atteggiamento di Gesù.
Proprio per la partecipazione intensa di Gesù alla
nostra umanità anch’egli, davanti un dolore immenso, ad una sofferenza ingiusta
che non conosce limiti, si trova senza parole, e, come allibito, non sa più che
cosa dire. Io penso che anche Dio non sa più cosa dire quando vede i suoi figli
farsi del male, uccidersi. Con i nostri odi e cattiverie ammutoliamo perfino
Dio.
L’altra risposta che ho sentito risuonare in me. Dio non
ha più una parola con cui rispondere alle nostre grida di dolore e smarrimento
perché ce la già data, l’ha gi detta e data tutta. Questa parola è lo stesso
Gesù. La sua risposta è “ascoltatelo”, “io sono sempre con voi”. E Lui il regno
di Dio.
3°- La
compassione dei discepoli è il nostro pericolo: “esaudiscila questa donna
perché ci viene dietro gridando”. E’ un volersi togliere dai piedi chi li
sta importunando. Non è partecipazione alla suo dolore; non vogliono la
liberazione sua, ma liberarsi di lei. Mio Dio, come la mia compassione rischia
di essere simile a quella dei discepoli, invece che a quella di Gesù, che tace,
ma mostra poi di partecipare. Questa falsa compassione non fa crescere il regno
di Dio.
4° - Un donna, per giunta pagana (chissà quale dio
pregava!) insegna a Gesù. Stavolta è lei che gli apre gli occhi; gli fa fare un
passo importante, che egli avrebbe certamente fatto prima o poi, ma gli mette
fretta. Un po’ come Maria alle nozze di Cana. E’ sempre una donna che fa
muovere anzitempo Gesù, gli fa rivelare cos’è il regno di Dio. L’obiezione di Gesù: “io non sono stato
mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele…. Per cui non è
bene prendere il pane dei figli (come si considerava Israele) e gettarlo ai cagnolini (
così si indicavano i pagani)”, è quella della mentalità che vigeva al suo
tempo. Anche Gesù poteva esserne condizionato e rallentato nel suo cammino di
rivelazione. Ma ecco che la donna rompe gli indugi: “noi cagnolini, ci
sfamiamo con le briciole”. E Gesù sconfina, esce dalla rigidità delle
legge; non ci sono più quelle che sono dentro, e hanno diritti, e quelli che ne
sono fuori, gli esclusi. Mostra che Dio ha un amore universale, Lui è davvero
“cattolico”. Una donna lo insegna a Gesù.
Forse ci può essere anche per noi qualcuno o qualcosa che
ci fa fare un passo oltre, dentro il vangelo; qualcuno o qualcosa che ci aiuta
a svelarlo perché il vangelo è dentro di noi, nel nostro gridare il bisogno di
vita, nel nostro silenzio che non sopporta il male, nella giusta compassione
che non allontana ma avvicina, nel riconoscere che tutti siamo amati figli di
Dio e fratelli tra noi; il vangelo è in una manciata di briciole che non
dobbiamo aver paura di lasciar cadere dalla nostra ricca tavola perché non
muoia chi ha bisogno di pane e di aiuto, di liberazione e speranza. Questo il
progetto di Dio e la liberazione di cui tutti abbiamo bisogno.
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