mercoledì 27 agosto 2014

OMELIA


21° Domenica A – 24.08.2014

- Matteo 16,13-20

Quel Gesù che affascina le folle con le sue parole, quel Gesù che sorprende con la potenza dei suoi gesti di compassione, chi è per me? Lo chiede lo stesso Gesù a noi come lo ha chiesto ai suoi discepoli un giorno. La risposta vera non può venire da ciò che ci hanno detto e insegnato: “cosa dice la gente di me?”. La troviamo prima di tutto dentro di noi! Nel cuore che non è semplicemente un ricettacolo di sentimenti a volte contrastanti e confusi, ma la dimora di Dio, dello Spirito di Dio che ci insegna la verità. “Non la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio”.

“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”: una risposta magari non compresa pienamente da chi la proferisce, ma detta con il cuore che dà fiducia, ha delle conseguenze inimmaginabili, sorprendenti.  Non solo per Pietro a cui viene riconosciuto una particolare chiamata ad essere “roccia”, come a dare stabilità a quella esperienza che sta sorgendo attorno a Gesù, vero e unico fondamento della comunità seme e segno del regno di Dio, dell’umanità nuova che Dio vuole per i suoi figli. Quella risposta data da Pietro è di ognuno,e in essa sta il segreto della nostra salvezza.

Qui vengo a voi con la confidenza che riguarda anche il nostro rapporto. Ormai non sono pochi gli anni che io sono con voi, tra voi. Ogni tanto faccio il mio esame di coscienza e mi chiedo che posso fare di meglio, a che pro sono qui, che cosa butta il mio ministero in mezzo a voi… Non lo faccio perché posso aver motivo di lamentarmi, anzi. Benedico e ringrazio il Signore di questa famiglia che mi vuol bene e che io amo. In mezzo al mio dire, predicare, scrivere, agire servire, visitarvi e incontrare le persone, il mio desiderio più grande è che io, voi, noi, ciascuno, tutti, arriviamo davvero a confessare con il cuore, con le parole, di conseguenza con la vita, quello che Pietro ha confessato a Gesù: “tu , per me, sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

No, non è limitarsi ad imparare una definizione di catechismo, un’affermazione teorica, una ripetizione di quello che possiamo aver letto o ci è stato insegnato. E’ una scoperta che viene dall’esperienza che vorrei ognuno facesse di Gesù. Questo io desidero e tutto quello che insieme riusciamo a fare, organizzare, inventare e portare avanti, di ogni genere, a questo vorrei conducesse. Altrimenti è fatica bella, ma passa e non contribuisce a costruire il regno di Dio. Questa confessione, che ripeto è di ognuno – “sì, tu sei per me, il Cristo, il  Figlio del Dio vivente” - ha delle conseguenze dalla portata rivoluzionaria per ognuno, conformemente alla sua vocazione e responsabilità.

L’immagine delle chiavi, del legare e dello sciogliere, è presa dal linguaggio giuridico del tempo. Ma in Gesù l’espressione  va più in profondità di un compito istituzionale.
Significa che chi confessa la fede in Gesù Figlio di Dio è “pietra viva” nell’edificazione del suo regno perché si ritrova davvero con la capacità di legare il male, porre un freno all’odio, vincere la cattiveria, vincere la morte; con la capacità di sciogliere il bene, di liberare la vita, di dare spazio alle sue più belle manifestazioni. Questa capacità di essere umani figli di Dio viene potenziata dalla fede. Ed è questa confessione di fede che innerva la vita, non concede al male di prevalere, qualunque sia la sua manifestazione arrogante o subdola, fa invece fiorire il bene che io voglio per voi, per cui vivo e corro con voi, servo tra voi. Altri risultati, per quanto ammirevoli, non mi bastano. No, non è indifferente avere la fede in Gesù o no, amare Gesù o no, perché questa potenzia risana libera vita, le nostre relazioni, il nostro impegno.

Gesù ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Anche questa è una parola dal significato preciso. Ma io la disattendo oggi dicendovi ancora una volta che “sì, Gesù, per me è il Cristo il Figlio del Dio vivente”, e spero di darvene testimonianza col tempo che sarò ancora tra voi, con quello che potrò fare e dire, con il bene che mi aiuterete a donarvi.



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