21° Domenica A – 24.08.2014
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Matteo 16,13-20
Quel
Gesù che affascina le folle con le sue parole, quel Gesù che sorprende con la
potenza dei suoi gesti di compassione, chi è per me? Lo chiede lo stesso Gesù a
noi come lo ha chiesto ai suoi discepoli un giorno. La risposta vera non può
venire da ciò che ci hanno detto e insegnato: “cosa dice la gente di me?”.
La troviamo prima di tutto dentro di noi! Nel cuore che non è semplicemente un
ricettacolo di sentimenti a volte contrastanti e confusi, ma la dimora di Dio,
dello Spirito di Dio che ci insegna la verità. “Non la carne né il sangue te
l’hanno rivelato, ma il Padre mio”.
“Tu
sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”: una risposta magari non compresa pienamente
da chi la proferisce, ma detta con il cuore che dà fiducia, ha delle
conseguenze inimmaginabili, sorprendenti.
Non solo per Pietro a cui viene riconosciuto una particolare chiamata ad
essere “roccia”, come a dare stabilità a quella esperienza che sta sorgendo attorno
a Gesù, vero e unico fondamento della comunità seme e segno del regno di Dio,
dell’umanità nuova che Dio vuole per i suoi figli. Quella risposta data da
Pietro è di ognuno,e in essa sta il segreto della nostra salvezza.
Qui
vengo a voi con la confidenza che riguarda anche il nostro rapporto. Ormai non
sono pochi gli anni che io sono con voi, tra voi. Ogni tanto faccio il mio
esame di coscienza e mi chiedo che posso fare di meglio, a che pro sono qui,
che cosa butta il mio ministero in mezzo a voi… Non lo faccio perché posso aver
motivo di lamentarmi, anzi. Benedico e ringrazio il Signore di questa famiglia
che mi vuol bene e che io amo. In mezzo al mio dire, predicare, scrivere, agire
servire, visitarvi e incontrare le persone, il mio desiderio più grande è che
io, voi, noi, ciascuno, tutti, arriviamo davvero a confessare con il cuore, con
le parole, di conseguenza con la vita, quello che Pietro ha confessato a Gesù: “tu
, per me, sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
No,
non è limitarsi ad imparare una definizione di catechismo, un’affermazione
teorica, una ripetizione di quello che possiamo aver letto o ci è stato
insegnato. E’ una scoperta che viene dall’esperienza che vorrei ognuno facesse
di Gesù. Questo io desidero e tutto quello che insieme riusciamo a fare,
organizzare, inventare e portare avanti, di ogni genere, a questo vorrei
conducesse. Altrimenti è fatica bella, ma passa e non contribuisce a costruire
il regno di Dio. Questa confessione, che ripeto è di ognuno – “sì, tu sei
per me, il Cristo, il Figlio del Dio
vivente” - ha delle conseguenze dalla portata rivoluzionaria per ognuno,
conformemente alla sua vocazione e responsabilità.
L’immagine
delle chiavi, del legare e dello sciogliere, è presa dal linguaggio giuridico
del tempo. Ma in Gesù l’espressione va
più in profondità di un compito istituzionale.
Significa
che chi confessa la fede in Gesù Figlio di Dio è “pietra viva”
nell’edificazione del suo regno perché si ritrova davvero con la capacità di
legare il male, porre un freno all’odio, vincere la cattiveria, vincere la
morte; con la capacità di sciogliere il bene, di liberare la vita, di dare
spazio alle sue più belle manifestazioni. Questa capacità di essere umani figli
di Dio viene potenziata dalla fede. Ed è questa confessione di fede che innerva
la vita, non concede al male di prevalere, qualunque sia la sua manifestazione
arrogante o subdola, fa invece fiorire il bene che io voglio per voi, per cui
vivo e corro con voi, servo tra voi. Altri risultati, per quanto ammirevoli, non
mi bastano. No, non è indifferente avere la fede in Gesù o no, amare Gesù o no,
perché questa potenzia risana libera vita, le nostre relazioni, il nostro
impegno.
Gesù
ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Anche questa
è una parola dal significato preciso. Ma io la disattendo oggi dicendovi ancora
una volta che “sì, Gesù, per me è il Cristo il Figlio del Dio vivente”,
e spero di darvene testimonianza col tempo che sarò ancora tra voi, con quello
che potrò fare e dire, con il bene che mi aiuterete a donarvi.
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