lunedì 12 ottobre 2015

OMELIA


28° Domenica B – 11.10.2015

- Marco 10,17-30

Trovandomi davanti a Gesù o incontrando Gesù, come il tale di cui abbiamo appena letto, che cosa può darmi, offrirmi quale prospettiva di vita eterna, cioè di vita vera, di vita buona? Poiché è questa la domanda, il desiderio che io, noi, tutti portiamo dentro di noi: avere più vita, e non solo di quantità, ma di qualità.

Davanti a Gesù io posso essere un suo ammiratore, provare per lui simpatia, venerazione, contare sul suo consiglio (almeno finché non mi indica cose troppo impegnative). E sarebbe già un bel passo avanti. Oggi vedo molte persone, giovani e non solo, che vanno in cerca di vita buona nell’amore ma non si chiedono e non chiedono a Gesù, come ha fatto questo suo ammiratore: “sono sulla strada giusta? Cosa devo fare?”. Sarebbe un importante atto di fiducia in Lui, visto che ci diciamo suoi discepoli. Anche se il comportamento nostro, come ammette sempre quel tale,  fosse ineccepibile. Ammiratori di Gesù, quanto basta per sentirci a posto! No, non è sufficiente.

Davanti a Gesù ciò che mi offre una prospettiva di vita vera, buona, felice, è l’amore che Lui mi fa capire di nutrire per me, l’amore che è nel suo sguardo. Il vangelo, la bella notizia che può aiutarmi a fare un salto di qualità, a prendere una  nuova direzione, a muovere un passo deciso, è qui in questa parola: “Gesù fissò lo sguardo su di lui , lo amo”.
Finché non avvertiamo questo sguardo, non cogliamo questo amore, sarà tutto inutile. Io sarò sempre prigioniero della mia perfezione, assai limitata all’osservanza dei precetti. Cosa buona,  ma non… molto buona, per avere la vita che desidero e che Dio mi vuole dare. Per godere di questa non si tratta di “fare” qualcosa di più di quello che già faccio, ma di aprire gli occhi su questo amore, simpatia,  che Gesù nutre per me, sentire e cedere al suo sguardo su di me.

Da questo sguardo viene la chiamata, anche a compiere un passo impossibile agli uomini ma non a Dio, dirà Gesù commentando l’esito, peraltro triste, di quel dialogo. Il Signore chiama solo amando!
Se vogliamo aiutare qualcuno, un figlio, una figlia, un amico, a fare un passo nuovo non c’è che uno sguardo d’amore, più che d’autorità o comando, addirittura minaccia. Poi c’è la responsabilità di ognuno nell’accogliere o purtroppo nel rifiutare. Quando si rifiuta l’amore il risultato è la tristezza. E ce n’è tanta ! Anche in mezzo a noi.

Davanti  a Gesù, sopraffa questo sguardo suo d’amore e simpatia la ricchezza. Altri amori, e così quel tale, non raccoglie l’invito che gli viene rivolto. “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri,e avrai un tesoro in cielo; e vieni, seguimi!”. Quel tale non gli va dietro, va da un altra parte.
Potrebbe succedere anche a noi che esteriormente sembriamo correre da Gesù, ci diciamo suoi ammiratori, devoti, cerchiamo la sua volontà… ma poi il legame con le cose ci porta da un’altra parte. Abbiamo bisogno delle cose per dare alla nostra vita un senso di sicurezza, per vincere la paura, la paura del futuro e della morte.

“Pregai e mi fu elargita la prudenza – che è il discernimento – implorai e venne in me lo spirito di sapienza” – la capacità di scegliere il bene. Così la prima lettura.  Queste sono le vere ricchezze. Il resto è sabbia e fango, e valgono più della salute e di una effimera bellezza. Sono splendore che non tramonta. Signore, insegnaci a contare i nostri giorni e a remo un cuore saggio che sa accorgersi e cede al tuo intenso sguardo d’amore e seguirti.









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