martedì 10 novembre 2015

OMELIA

 
32° Domenica B – 08.11.2015
- 1Re,17,10-16
- Marco 12,38-44

Il vangelo viene dai poveri! La “bella notizia” che Dio ci ama e come ci ama viene dai poveri! I presuntuosi, gli arroganti, i superbi, gli ambiziosi, che Gesù  indica, stigmatizza, in alcuni scribi e farisei del suo tempo, non fanno un bell’annuncio di Dio, mettono in mostra se stessi. E senza pensare agli altri dobbiamo vigilare anche su noi stessi per non cadere, a motivo della nostra ostentata bravura o apparenza, nel medesimo errore e meritare eguale rimprovero.

Il vangelo ci è dato dai poveri, noi lo vediamo nella persona e nelle vicende di poveri che però,a differenza dei ricchi e potenti, mostrano un cuore puro, limpido, umile, semplice, fiducioso. Che cosa ci dicono le due persone povere che oggi la parola ci fa incontrare? Senza tante prediche, ma con la vita, che cosa ci fanno conoscere dell’amore, dello sguardo di Dio?

La vedova povera, come viene indicata nel vangelo, che attira lo sguardo di Gesù dice che il gesto che compie nella sua condizione gode della sua ammirazione.
Gesù osserva molta folla e tanti ricchi, e forse il suo vedere sarà stato un tantino deluso, amareggiato, conoscendo il cuore di ognuno e constatando la taccagneria di molti che davano soltanto il superfluo in quel gesto di devozione che si compiva al tempio in onore di Dio. Gesù è attirato, è preso, il suo vedere è diverso, davanti al gesto forse fatto di nascosto, senza destare attenzione, della povera donna. Ella, pur dando meno di altri, annota ammirato Gesù, “ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”-  Dov’è la bella notizia? Certo nella generosità di questa donna, perché c’ancora qualcuno capace di amare sino a dare così tanto, cioè tutto. E’ vera maestra. Io, la bella notizia,  l’ha colgo nell’ammirazione di Gesù, nel suo sguardo a cui non sfugge il più piccolo gesto di amore. Dio, dice Gesù, apprezza il bene fatto con umiltà, e la sua quantità è data dalla misura di amore con cui lo si fa. Sapere che Gesù è attirato dal poco che posso fare o dare quando è tutto, mi fa felice, è bella notizia.

Lo è pure, quella che viene dall’altra vicenda. Nella prima lettura un'altra donna, pure vedova e con in più un figlioletto a carico, quindi anche con la preoccupazione per costui, sofferenza doppia, in situazione di grande precarietà, “non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio”, questa donna si rassegna a fare quello che l’uomo di Dio, Elia, li chiede, e cioè ospitalità. Ed ecco che la “farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia”.  La bella notizia che mi viene è che la provvidenza soccorre colui che, pur trovandosi nella precarietà e nel proprio bisogno, dà spazio a chi gli chiede aiuto. Dio sostiene l’orfano e la vedova, abbiamo recitato nel salmo, e mentre confidiamo in lui, non dimentichiamo che noi stessi il Signore manda perché possiamo diventarlo per altri.

Il vangelo viene dai poveri. In  particolare queste due donne povere, con il loro dono e il loro servizio, ci annunciano   l’ammirazione e la provvidenza con cui Dio ci ama.





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