lunedì 4 gennaio 2016

OMELIA

 
1° GENNAIO 2016

Un bambino ci è stato dato, il suo nome è principe di pace. Così nella notte di Natale le parole del profeta Isaia. E oggi i pastori risvegliati a questo avvenimento mentre facevano la guardia al loro gregge vanno, lo incontrano, e contemplano quell’umile segno: “Maria, Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”.

La pace data al mondo in un bambino: è un immagine, anzi un seme un po’ inconsueto, ma è significativo. Come nella semente è contenuta tutta la vitalità, la ricchezza, della pianta e dei suoi innumerevoli frutti, così anche in quel bambino Gesù vi è tutta la pace che Dio vuol dare all’umanità, tutta la ricchezza di benedizioni per questo mondo. Ma, sempre come semente, tale dono è affidato agli uomini e alle donne della terra perché sia custodito, coltivato, fatto crescere. La nostra pace è Gesù, lo conferma anche il nome che gli viene messo otto giorni dopo e che significa “Dio salva” e così sarà se lo accogliamo, lo invochiamo, lo ascoltiamo nella sua vita e nella sua parola.

Perché Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona!  Dio è Misericordia , ha cuore per il nostro mondo, e ha mandato suo Figlio affinché abbia salvezza da tutto ciò che impedisce la vita, la felicità, la pace di tutti i suoi figli. Pure Maria, con Giuseppe accanto, è testimone di questa volontà di Dio, che l’ha coinvolta anche se non la comprende ancora appieno.

Gesù, volto del Padre misericordioso, ci è stato dato per aiutarci a vincere l’indifferenza che, scrive papa Francesco nel  suo messaggio per la giornata mondiale per la pace, umilia chi è nella prova, ci fa fare l’abitudine che rende distratti, ci fa freddi e insensibili alla sofferenza.

La prima forma di indifferenza è quella verso Dio. Pensiamo di essere gli autori di noi stessi; noi ci facciamo da noi; ci sentiamo autosufficienti, ci sostituiamo a Dio, lo riteniamo ininfluente, inutile. Arriviamo a non avere più bisogno né di Lui né di nessuno.

Poi c’è l’indifferenza nei confronti del prossimo. Siamo bene informati tra radio e giornali,Tv, ma siamo così abituati che rischia di non farci più né caldo né freddo  tutto quello che vediamo o sentiamo o leggiamo. Diventiamo tiepidi, conosciamo vagamente i drammi che affliggono l’umanità ma non ci sentiamo coinvolti, non viviamo la compassione. E poi diciamo: non è colpa nostra, non possiamo farci niente.

Non manca l’indifferenza verso questo nostro mondo, il creato che ci è dato, l’ ambiente che formiamo. Anche questa, dettata da interessi o comodità, mina una serena convivenza. Vivendo in una casa comune, non possiamo non interrogarci sul suo stato di salute. Inquinamento, sfruttamento la distruzione dell’ambiente, sono sovente frutto dell’indifferenza dell’uomo verso gli altri. Non tocca a me! 

Ritorniamo a volgere lo sguardo su Gesù. Messia di pace. E’ un neonato, è un bambino, è un piccolo, e anche quando crescerà non verranno meno la sua mitezza e fermezza a perseguire il progetto del Padre, la combattiva tenerezza del vangelo, misericordia di Dio e la sua giustizia che vuole l’uomo libero dal male.

“Dio è umile! Noi che siamo orgogliosi, pieni di vanità e ci crediamo grande cosa, siamo niente! Lui, il grande, è umile e si fa bambino. Questo è un vero mistero! Dio è umile.” (Udienza Papa Francesco) 

Questa piccolezza a me sembra dire che non nei grandi e nei potenti di questo mondo dobbiamo contare per avere un modo di pace. Certo hanno costoro una  pesante responsabilità e noi possiamo sostenerli nei tentativi che fanno, o che devono fare, con la critica costruttiva, la correzione se necessario, con la preghiera. Ma non dobbiamo chiamarci fuori perché anche noi nel nostro piccolo, l’indifferenza non manca e siamo chiamati a vincerla. Noi tutti siamo stati visitati nell’ nell’ombra di morte che sperimentiamo, ma siamo anche condotti da Gesù che dirige i nostri passi sulla via della pace.


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