lunedì 4 gennaio 2016

OMELIA

 
2° di Natale –03.01.2016

Il Natale ? Una “poesia” bella, soprattutto vera : angeli e pastori, di persone semplici, di greggi e pecore, di una grotta, di Maria, Giuseppe e soprattutto il Bambino che lì è nato, di luci nella notte e di canti celestiali.Una parola “avvolgente e commovente”!
Quella, invece, che ascoltiamo oggi, in questa seconda domenica del tempo natalizio, a noi è di non facile comprensione. Ma è la parola che ci porta dentro la “poesia”, ci lascia intravedere il cuore, il segreto, la verità del Natale.

Dio manda la sua Sapienza ad abitare in mezzo a noi: “Fissa la tua tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele”. La Parola eterna di Dio, che non è un suono, ma la sua presenza, si fa carne, si fa parola umana in Gesù.
E’ stata graduale la discesa di Dio tra gli uomini: Abramo, Mosè, i profeti. Fino a che Dio invisibile, lontano, si fa vicino e visibile in un uomo, in un carne, nell’umanità di Gesù. E nel volto di quest’uomo, è dato di vedere il volto di Dio, e conoscere che è volto di Misericordia.
Sì, Dio è umano, umanissimo, è un Dio che si è fatto vedere in Gesù, uomo mortale, ma capace di dare la vita per gli altri. E allora anche la misericordia, questo amore per-dono, è ricchezza di vera umanità. Se vogliamo essere umani, non possiamo rinunciare ad essere misericordiosi, nella semplicità che l’ha portata in mezzo a noi. “Il figlio di Dio, si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
 “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”, vale a dire pienamente umani.

Questo abbassarsi della Sapienza di Dio dalla grandezza del cielo per abitare in una tenda in mezzo agli uomini, questo adeguarsi della Parola eterna alla parola finita nostra, mi aiuta a verificare la mia piccola sapienza, se davvero è tale e non presuntuosa, la mia saggezza che è quella luce che mi è data per vivere bene la mia esistenza e stare accanto agli altri; mi aiuta ad essere semplice  e limpido nella mie parole senza cercare di fare colpo, adulare o far proseliti alle mie idee.

A volte tra noi usiamo parole distanti dai problemi della gente o parole distanti che si rifugiano nel passato, non parole umili e disinteressate; insomma discorsi alti che vogliono essere convincenti, e rifuggiamo dall’essere semplici e in seconda fila. Una parola “bassa”, umana, come quella che è diventata la Parola “alta”, eterna di Dio, a portata nostra.

Ognuno di noi fa uso di parole ogni giorno. Vigiliamo su di esse e sul nostro tono – e io chiedo aiuto a voi per quel che mi riguarda, deputato come sono a parlarvi spesso in pubblico e in privato - che può essere suadente e ingannevole, avido per accalappiare altri, o superbo, arrogante o scontroso e finisce per allontanarli. Oppure quante volte le nostre parole sono spente, senza affetto, senza passione, senza sentimento, parlano ma non accendono emozioni.

La Sapienza o la Misericordia che viene a noi in volto di uomo, in carne umana, in un linguaggio quotidiano, feriale, ci aiuti ad essere piccoli e veri nel nostro manifestarci.per rimanere nell’armonia, nella serenità, nella verità del Natale.










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