2° di Natale –03.01.2016
Il
Natale ? Una “poesia” bella, soprattutto vera : angeli e pastori, di persone
semplici, di greggi e pecore, di una grotta, di Maria, Giuseppe e soprattutto
il Bambino che lì è nato, di luci nella notte e di canti celestiali.Una parola
“avvolgente e commovente”!
Quella,
invece, che ascoltiamo oggi, in questa seconda domenica del tempo natalizio, a
noi è di non facile comprensione. Ma è la parola che ci porta dentro la
“poesia”, ci lascia intravedere il cuore, il segreto, la verità del Natale.
Dio
manda la sua Sapienza ad abitare in mezzo a noi: “Fissa la tua tenda in
Giacobbe e prendi in eredità Israele”. La Parola eterna di Dio, che non è
un suono, ma la sua presenza, si fa carne, si fa parola umana in Gesù.
E’
stata graduale la discesa di Dio tra gli uomini: Abramo, Mosè, i profeti. Fino
a che Dio invisibile, lontano, si fa vicino e visibile in un uomo, in un carne,
nell’umanità di Gesù. E nel volto di quest’uomo, è dato di vedere il volto di
Dio, e conoscere che è volto di Misericordia.
Sì, Dio è umano, umanissimo, è un Dio che
si è fatto vedere in Gesù, uomo mortale, ma capace di dare la vita per gli
altri. E allora anche la misericordia, questo amore per-dono, è ricchezza di
vera umanità. Se vogliamo essere umani, non possiamo rinunciare ad essere
misericordiosi, nella semplicità che l’ha portata in mezzo a noi. “Il figlio
di Dio, si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
“A quanti lo
hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”, vale a dire pienamente
umani.
Questo abbassarsi della Sapienza di Dio dalla
grandezza del cielo per abitare in una tenda in mezzo agli uomini, questo
adeguarsi della Parola eterna alla parola finita nostra, mi aiuta a verificare
la mia piccola sapienza, se davvero è tale e non presuntuosa, la mia saggezza
che è quella luce che mi è data per vivere bene la mia esistenza e stare
accanto agli altri; mi aiuta ad essere semplice e limpido nella mie parole senza cercare di fare colpo, adulare o
far proseliti alle mie idee.
A volte tra noi usiamo parole distanti dai problemi
della gente o parole distanti che si rifugiano nel passato, non parole umili e
disinteressate; insomma discorsi alti che vogliono essere convincenti, e
rifuggiamo dall’essere semplici e in seconda fila. Una parola “bassa”, umana,
come quella che è diventata la Parola “alta”, eterna di Dio, a portata nostra.
Ognuno di noi fa uso di parole ogni giorno.
Vigiliamo su di esse e sul nostro tono – e io chiedo aiuto a voi per quel che
mi riguarda, deputato come sono a parlarvi spesso in pubblico e in privato -
che può essere suadente e ingannevole, avido per accalappiare altri, o superbo,
arrogante o scontroso e finisce per allontanarli. Oppure quante volte le nostre
parole sono spente, senza affetto, senza passione, senza sentimento, parlano ma
non accendono emozioni.
La Sapienza o la Misericordia che viene a noi in volto
di uomo, in carne umana, in un linguaggio quotidiano, feriale, ci aiuti ad
essere piccoli e veri nel nostro manifestarci.per rimanere nell’armonia, nella
serenità, nella verità del Natale.
Nessun commento:
Posta un commento