RICEVERE MISERICORDIA
L’incontro con Gesù che avviene
nella “Riconciliazione” è segno della volontà di “conversione”
che è, prima di tutto, un “convergere” verso Dio così come ce lo ha mostrato
Gesù stesso.
Davanti a Lui, al suo volto di
misericordia, ci è dato di riconoscere che la vita è nelle nostre mani e
possiamo sempre decidere di fare il possibile per dare il meglio di noi stessi
nella nostra fragilità. Questa è la “penitenza”: riconoscere
la nostra libertà ferita e le sue scelte!
L’incontro con Gesù nella “confessione”
aiuta a dire il “vero” della propria vita davanti a qualcuno che ci accoglie e
ci ascolta poiché le persone hanno bisogno di relazione per essere e sentirsi
veramente tali. “Confessare” è “fare verità davanti ad un fratello”,
un’opportunità di un incremento in umanità. E’ un atto di umiltà come creature
consapevoli del proprio limite e per questo bisognose di essere amate, cioè
perdonate.
Il “perdono”,
amore per-dono, ridona la “pace”. E’ causa e stimolo del cammino concreto di
conversione.
Nella “Riconciliazione”,
ritroviamo l’abbraccio di quella grazia che ci precede sempre, e l’armonia con
il nostro cuore, con i fratelli, e con
Dio. Ci si accosta alla “confessione”
– terapia della misericordia - non perché si è infranta la legge, ma perché si
è conosciuto l’amore che Dio ha per noi.
DARE MISERICORDIA
“ Insegnare agli ignoranti ”
“Capisci
quello che stai leggendo?” (Atti 8,30), chiede Filippo al funzionario etiope che sta leggendo il
profeta Isaia. E questi risponde: “E come lo potrei, se nessuno mi
istruisce?” (Atti 8,31).
Nell’
approfondire il significato di essere punto di riferimento per altri, educatore,
persona che sa “consigliare”, non va dimenticata la parola incisiva,
illuminante, di Gesù: “E non fatevi chiamare ‘maestri’, perché uno solo è il
vero Maestro, il Cristo” (Matteo 23,10).
Opera di misericordia è
allora, innanzitutto, condurre a Lui affinché si ascolti la Sua parola, il suo
insegnamento; far conoscere Gesù ed educare alla familiarità con la Sua
persona, i suoi gesti, le sue opere, “Insegnare” è “lasciare un segno”, fare e
dare segni che confermano parole che si tenta di trasmettere. E coloro che sono
“segnati” dalla nostra testimonianza sapranno “imparare Cristo”, non tanto
mandarlo a memoria, ma custodirlo nel cuore, e viverlo nella propria esistenza.
“In-segnare” è
“spiegare”, cioè aprire davanti agli altri quello che abbiamo nel cuore, la
ricerca, l’amore, la passione, perché vi possano leggere quello che la
misericordia ha fatto e fa in noi e con noi. E’ “dare ragione” del perché
viviamo in un determinato modo, e farlo con umiltà, pazienza e mitezza,
rimandando sempre all’opera dello Spirito che ci abita. Guai se il nostro
insegnamento fosse simile a quello di scribi, che sfoggiavano sapere ma non
amore, o dei farisei talmente a posto da non conoscere misericordia!
Un primo, antico e
importantissimo ambito dove si “insegna la vita” è la famiglia. Nessuna delega,
nessun fuga dalla responsabilità alla quale siamo stati chiamati dalla fiducia
di Dio, in cui rimaniamo comunque discepoli del Cristo, e siamo affiancati,
dentro, dallo Spirito santo. Magari non saremo capaci di lezioni magistrali;
dovremo “studiare insieme” a chi ci è stato affidato. Ma il regno di Dio,
viene, è, in piccoli semi lasciati cadere con fiducia (cfr. Mc 4,26ss).
Altro ambiente deputato
all’insegnamento è la “scuola”, dove chi è proposto a questo servizio è “sapiente”
che conduce ad allargare la mente e lo sguardo sul mondo più vasto fatto di
relazioni, conoscenze, responsabilità,
valorizzazione dei talenti di ciascuno.
Anche l’ “amicizia” si
rivela terreno fecondo di insegnamento con la condivisione di esperienze,
fatiche e gioie che sollevano e aprono i cuori. Guidare a riflettere sui fatti della vita che accadono a noi o
attorno a noi, tutto ciò che accade educa all’interiorità, alla profondità, a
non lasciarsi ingannare dalle apparenze. Queste, purtroppo non le vediamo solo
negli altri, ma molto spesso, pure noi… apparteniamo ad esse. Le abbiamo
davvero “imparate”! E siamo “ignoranti” circa il vero bene.
Particolare cura e impegno, anche coraggioso, nell’
“insegnare a chi non sa” è quello della conoscenza della Scrittura, vale a
dire della Parola di Dio. Favorire questa conoscenza è lasciarsi
guidare dallo Spirito che ci conduce sulle strade degli uomini, ispira il
nostri passi, ci suggerisce quello che dobbiamo dire ( “…lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che
bisogna dire” –Luca12,12) ) e ci sostiene, ci ama perché…non vogliamo più
dire: “sono stanco!”. Già, perché chi corre per amore non si stanca, mai!
Così dice il
Signore: “… porrò la mia legge
dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi
saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo:
“Conoscete il Signore”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più
grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non
ricorderò più il loro peccato”.
(Geremia 31,33-34)
Eterna Luce, brilla
nei nostri cuori,
eterna Bontà,
liberaci dal male,
eterno Potere, supportaci,
eterna Sapienza, dirada le tenebre dell’ ignoranza,
eterna Misericordia,
abbi pietà di noi.
Fa’ che con il
cuore,
la mente, l’anima e
la forza
cerchiamo il tuo
volto
e siamo portati
dalla tua infinita
misericordia
alla tua santa presenza;
per Gesù Cristo
nostro Signore.
Amen
Beato Alcuino di
YorK
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