1° Quaresima C – 14.02.2016
- Deuteronomio 26,4-10
- Romani 10,8-13
- Luca 4,1-13
E’ la prima domenica di Quaresima, tempo
impegnativo, tempo favorevole per il nostro cammino di credenti. Un cammino che
non ha inizio da noi, ma dentro il quale siamo portati. Così leggiamo
nell’esperienza di Israele, specchio anche della nostra storia: “…il Signore
ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la
nostra oppressione; il Signore ci fece uscire…” dalla condizione di
schiavitù. Ecco da dove comincia il nostro cammino: dall’ascolto, dallo sguardo
di compassione e misericordia del nostro Dio. E’ questa la grazia la ci muove.
Nella nostra storia non ci sono soltanto le disgrazie, ma la benevolenza e il
soccorso di Dio. Questo atto di fede ci mette in movimento, ci fa desiderare la
pienezza di libertà e di vita per cui siamo fatti.
Dove possiamo trovare noi questa pienezza di vita,
dove sta la terra ideale dove scorre “latte e miele”, dove nulla ci
manca, dove la dolcezza è di casa? Sta nel riconoscere con il cuore e nel proclamare con le labbra – lo dice la
seconda lettura - che Gesù è il Signore, è lui la terra promessa, la tetra
benedetta, felice verso la quale siamo in cammino. “Chi crede in lui non
sarà deluso”, perché Egli, Gesù, è il compimento della misericordia e della
compassione che da sempre ci accompagnano.
Ma c’è da fare i conti con la tentazione, con la
prova, che vorrebbe sviarci da questa fiducia, indirizzarci per altre strade.
Anche Gesù, nella sua umanità, ha dovuto misurarsi con la tentazione,
attraversarla, nella sue varie sfaccettature e lusinghe. La misericordia l’ha
portato dentro la nostra umanità provata;
ed è stata, è, la sua, solidarietà vera sia con il suo popolo nel
deserto, sia con noi che continuiamo questa percorso nella nostra esistenza.
Dio si muove a compassione, ci indica la terra
promessa, ma noi siamo disposti dargli fiducia? Sì, ma siamo tentati,
conosciamo paure, dubbi, e lusinghe che ci mostrano altre vie. E’ la nostra
umanità, diciamo, siamo fatti così. Dovremo forse rinunciarvi a sentire tutto
quello che, a dire il vero, ci dà sicurezza, come il pane e il benessere
legittimo, o ci affascina, come la ricchezza, il potere, l’ambizione, o ci
toglie ogni paura e rischio fallimento?
Lo Spirito di cui era pieno Gesù e da cui era stato
guidato nel deserto ci aiuta a fare discernimento, con dei no a quanto non è
secondo la Parola di Dio, e dei sì al suo progetto su di noi, ma sempre con la
nostra umanità. E qui abbiamo la bella notizia che viene proprio da Gesù. Gesù
non ha rinunciato ad essere uomo che conosce la tentazione, la prova,
l’inganno, la seduzione, la paura; no, non ha rinunciato alla nostra umanità,
ma ha mostrato che essa si realizza attraversando da vincitore le tentazioni.
Essere uomo, essere donna, non significa essere angeli, ma creature destinate –
dice il salmo - ad essere ad essi superiori – perché creati ad immagine del
Figlio di questo Figlio che ora attraversa e vince le tentazioni.
Conversione, a cui muove e conduce la misericordia
di Dio, é rinnovamento della nostra umanità che impara a dire di no al male e
di sì al progetto del vangelo, al progetto che ci adatto dalla buona notizia
che Dio ci ama.
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