domenica 7 febbraio 2016

OMELIA

5° Domenica C – 07.02.2016

- Isaia 6,1-8
- Luca 5,1-11

“Una pesca abbondante” ci è promessa e data tramite Gesù. E’ la bella notizia che ci raggiunge oggi. Un “pesca abbondante” è l’immensa felicità che ci data nella vita, che quasi ci fa… affondare. Tutte le nostre fatiche, l’esperienza profusa in esse, non rimangono deluse con Gesù, che non si accontenta che noi abbiamo a sopravvivere, né vuole che ci fermiamo a vivere, ma che conosciamo la “soddisfazione” di essere al mondo e di essere amati.

Per pescare ci vuole una “barca”. Non è necessario che io …mi faccia la barca. La mia “barca” è la vita che mi è stata data dal buon Dio e dai miei genitori. Mi è cara, ne ho cura, ne sono geloso, la riordino continuamente, le riservo un sacco di attenzioni. Farà anche… acqua la mia “barca”, ma è la “mia”, e anche se a volte è difficile da manovrare, non la cambierei con nessuna. Ne vado fiero e sono grato a chi me l’ha fornita.

Ora, chi sale sulla “barca” oltre a me? Vi sale Gesù! Non posso lasciarlo a terra. Voglio fargli posto e dargli un posto d’onore. Tante cianfrusaglie, e anche cose buone (famiglia, lavoro, casa, amicizie…) non voglio che glielo portino via. Ma c’è davvero Gesù sulla mia “barca”? Egli mi chiede risalire: come negargli questo favore? E se il favore fosse fatto a me? Che io non rilascia a terra, Signore, né ti confonda tra le mille cose che occupano la mia vita!

“Prendi il largo”, egli mi dice. Sì, perché io, con la mia”barca” starei sempre fermo, agli ormeggi, mi accontenterei di poco,e poi sono deluso del “mare”, cioè la storia in cui ho provato a navigare; temo le burrasche, le tempeste. Meglio stare a riva. E così  vivo (?) senza sognare, senza solcare acque nuove e zone pescose. Tutt’al più mio muovo sottocosta. Con il rischio di incagliare la mia “barca”, di veder arenarsi la mia vita. “Prendi largo”, insiste Gesù. Egli viene con me.

“Getta le reti”, dai fondo a quello che sai fare, per cui sei nato o sei stato educato, preparato. Lì sarà la pesca abbondante, la felicità. E sulla sua Parola, solo sulla sua Parola,  io getto ancora le reti. Non mi rassegno al fallimento delle mie fatiche, non ascolto la stanchezza nell’ essere genitore, educatore, prete…Mi fido di Gesù che ho preso con me… e così sono invaso dalla stupore, provo la gratitudine per quella presenza che ha osato chiedermi un favore.

Eppure sono un peccatore, non sono degno di lui. “Allontanati da me, Signore”. “Non temere. D’ora in poi sarai pescatore di uomini”, le cose saranno diverse. O meglio tu potrai ancora sperimentare debolezze e miseria, conoscerai il peccato, ma d’ “ora in poi” non sarà più come prima, perché questo fa la mia misericordia: guarda avanti! Gesù non si fissa sul mio peccato, sulla mia povertà, , ma a partire da questa umanissima fragilità e condizione conta su di noi. Che di questa misericordia sia fatto anche il nostro  stare insieme sulla barca della vita, la nostra casa, la nostra famiglia.






Nessun commento:

Posta un commento