mercoledì 3 febbraio 2016

OMELIA

4° Domenica C – 31.01.2016

- Geremia 1,4-19
-  Luca 4,21-30

Il brano evangelico odierno è il seguito di quello di domenica scorsa. Nella sinagoga di Nazaret, il villaggio dove Gesù era cresciuto, tornato all’inizio della sua predicazione in Galilea, Gesù era stato invitato a leggere un passo del profeta Isaia. Al termine aveva osato un commento, breve, poche parole: “Oggi si è realizzata questa Scrittura (ascoltata) nei vostri orecchi”.

La prima reazione dell’uditorio: la meraviglia. “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Bellissimo sentire sempre parole di grazia dalle labbra altrui;  non da meno averle sempre sulle nostre labbra.

Ma, per quanto uno parli bene, le cose non durano. Le cose che ha detto Gesù saranno anche buone, il messaggio è buono – pensano gli abitanti di Nazaret – ma è il messaggio di un uomo ordinario. E’ un uomo come noi, chi crede di essere? L’entusiasmo e la meraviglia non conducono alla fiducia in Gesù.

Così si passa dalla meraviglia alla perplessità: “come parla bene Lui, come predica bene”. Ma non si va più in là. Cosa mai vorrà la gente? Vuole miracoli. La gente ti riconosce se fai miracoli, altrimenti sei un povero diavolo come tutti. Uomini e donne di pretesa. Lo sperimentiamo se abbiamo qualche responsabilità, non vi pare? Mentre, invece, dovremmo essere uomini e donne di attesa, vale a dire aperti a quello che il Signore ci vuol dire e dare. Vigiliamo su di noi, perché le persone religiose – come scribi e farisei – a volte pretendono che il Signore faccia come loro hanno in mente.

Meraviglia, perplessità, e si arriva al risentimento, ad una rabbia pericolosa, quando Gesù dice chiaro che le cose stanno diversamente. Non vuole Egli essere speciale perché il profeta, l’uomo mandato da Dio, è una presenza quotidiana. Dobbiamo imparare che è uno di noi, la Parola di Dio è nella persona quotidiana.

Io penso che la precisazione di Gesù in questo scontro con i suoi uditori, all’inizio di tutt’altro animo, sia per noi una buona notizia, poiché ci dice  che non abbiamo bisogno di aspettarci chissà chi per aprirci al vangelo. Senza pretendere chissà cosa e quali miracoli, dobbiamo fare tesoro della presenza semplice, umana di chi Dio ci ha messo accanto, e che può, senza clamore, dare segni di quella misericordia che il brano di Isaia, letto e commentato da Gesù, lascia intravedere.
E se qualcuno, in casa o fuori, si aspetta da noi miracoli, e ci contesta, ci rifiuta, beh sappiamo che anche Gesù non ha sempre trovato bella accoglienza e ascolto nel suo paese (stavo per dire… nella sua parrocchia).

Quando, in casa e fuori, tutti ti applaudono, c’è da stare attenti. Quando incontri ostacoli, può venire dal fatto che ti stai muovendo sui giusti passi. Chi conosce il rifiuto per le sue parole – che possono essere cariche di grazia ma non vengono accolte – penso alla fatica di genitori,educatori, anche alla mia a volte - ha la mite e serena certezza di svolgere un servizio non in nome proprio, ma in nome del Signore; non per interesse personale, ma in obbedienza a una vocazione e a una missione a cui è stato invitato.

E’ un invito al coraggio la parola di oggi, non contando sulla popolarità o successo, ma sulla certezza di compiere quello per cui il Signore ci ha scelto, ci ha “consacrato” – come si sente dire il profeta Geremia. “Io sono con te e sono la tua salvezza”.







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