lunedì 18 luglio 2016

OMELIA

16°Domenica C – 17.07.2016

- Luca 10,38-42

Marta e Maria, con il fratello Lazzaro erano una famiglia che Gesù aveva particolarmente cara, la portava nel cuore, luogo ospitale di amicizia e riposo e di ripresa nel suo andare e venire. La misericordia era di casa, possiamo dire, perché lì era servita, e Marta lo manifesta con il suo darsi da fare, fin troppo agitato; lì era anche accolta con quella delicatezza che merita ciò che è prezioso, migliore, come lo chiama Gesù, quando sottolinea l’atteggiamento di Maria che invece si siede ai suo piedi. Due donne piene di attenzione; penso ugualmente affascinate da Gesù, e la manifestano in modo differente. Avrà sorriso ad entrambe, ma poi si sbilancia in favore di Maria, quando Marta si mostra inquieta e affannata, indispettita per essere stata lasciata sola nei lavori materiali che l’ospitalità richiedeva.

Io, che attenzione offro a Gesù? Come manifesto che Egli mi è caro? Cosa mi prodigo o mi agito a fare per accoglierlo in casa mia? E poi davvero lo accolgo? E come posso fare?
Innanzitutto Egli stesso mi aiuta. La misericordia mi suggerisce da sé, presentandosi alla mia porta, nella mia vita – ma bisogna riconoscerla! Bisogna che io la riconosca – cosa le è gradito di più. E, paradossale, le è gradito di più dare che ricevere. Sì, al Signore fa piacere che per lui ci diamo da fare, corriamo a destra e sinistra, ci impegniamo in questa attività, in quel servizio, insomma non stiamo mai  o poco fermi…Insomma che prepariamo  tante cose e che ci affanniamo tanto!  Ma egli, in questo breve scambio con Marta, e benevolo rimprovero che questa si attira, prima che il nostro dare, gli sta a cuore il nostro ricevere da lui “la parte migliore”, cioè la sua Parola. Più che essere servito e nutrito, servire Lui a noi e nutrirci di sé.

Maria “stava seduta ai piedi di Gesù e ascoltava la sua parola”. Noi preferiamo essere attivi e soprattutto protagonisti del bene che riusciamo a produrre con la nostra agitazione e confusione, magari sbuffando e lamentandoci. Invece il Signore ci fa capire che questo bene ci viene offerto, da lui dato. Occorre metterci in ascolto e in atteggiamento di vera accoglienza della sua Parola, e allora il bene sgorgherà da noi, dal nostro interno, e poi diventerà azione.

In questo ascolto, prima di conoscere cosa dobbiamo fare, è conoscere che siamo amati, che c’è qualcuno a cui stiamo particolarmente a cuore e che ha qualcosa di straordinario, di migliore, rispetto a tante cose, per la nostra felicità. Se mi siedo ai piedi di Gesù, sento che sono amato. Se io corro come un matto, come faceva Marta, penso di essere solo io quello che ama. E così non progredirò mai nella giusta considerazione delle cose, tante, che pur bisogna fare a questo mondo.

“Fare del bene” è la nostra preoccupazione,e non solo. Rimane sempre l’insegnamento di Gesù: ricordiamo la parabola del buon samaritano, ascoltata domenica scorsa. Anche Marta voleva fare del bene a Gesù, mostrargli misericordia, che le stava cuore, ma Maria aveva capito che il modo giusto era quello di lasciarsi illuminare dalla Sua Parola, ricevere misericordia.

Forse tanto odio, violenza terrorismo morte… trova spazio perché non ci sediamo ai piedi di Gesù, docili alla sua Parola, che ci svela che preziosi per lui, siamo amati, la nostra parte migliore.
E’ paradossale: ma gli uomini uccidono non perché non amano, ma perché non credono, non sanno che sono amati, non mostriamo loro che sono amati. Da Dio e anche da noi!






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