lunedì 25 luglio 2016

OMELIA

17° Domenica C – 24.07.2016

- Genesi 18,20-32
- Luca 11,1-13

Domenica scorsa, Maria, la sorella di Marta, e il fratello Lazzaro, offrivano amichevole ospitalità  a Gesù. Maria stava seduta ai piedi del Maestro aveva scelto “la parte migliore quella di sentirsi amata e servita dalle sue attenzioni.
Anche noi ,oggi, siamo ai piedi di Gesù e facciamo nostra l’invocazione del discepoli: “Signore insegnaci a pregare”, … “insegnaci a sentirci amati, a sentire che c’è qualcuno a cui stiamo a cuore, che ci vuol bene…”

Nella preghiera, che ci svela qualcosa del Suo volto e del Suo cuore, è questo insegnamento

Nel dialogo a cui Dio chiama Abramo per manifestargli il suo disappunto per la condotta malvagia degli uomini, comprendiamo come a Dio stia a cuore il loro vero bene, non possa sopportare per il loro bene tutte le cattiverie che riescono a metter insieme. E la minaccia che paventa ad Abramo è invece un invito forte affinché faccia qualcosa perché questa non avvenga. Allora c’è questa singolare contrattazione tra i due e Abramo riesce a spuntarla: ottenere il massimo, la salvezza, con il minimo (che purtroppo poi si rivela non essere). Ecco Dio ci chiede di tessere con lui un dialogo perché vuole cedere alla Sua misericordia! Vuole essere vinto dalla nostra pietà!
Perché non abbiamo a desistere di fronte a delusioni o ritardi che sembriamo accumulare, Gesù ci dice che Dio è Padre buono e amico che possiamo importunare in ogni momento. E se è così l’atteggiamento della preghiera, di questo incontro, dialogo, relazione, non è necessariamente fatto di tante parole, quanto piuttosto di tanto amore che io tradurrei in una serena fiducia e in una confidente sicurezza.

Non è vero che la nostra fiducia ci sia sempre. A volte ci rifugiamo o cerchiamo la preghiera quando la fiducia viene a mancare, lo facciamo come disperazione o ultimo tentativo di trovare soluzione alle nostre difficoltà. Non siamo sereni, ma agitati e timorosi. Allora occorrerebbe iniziare il nostro dialogo con il Signore, la nostra preghiera, con il grazie sincero di quello che ci darà anche se non dovesse corrispondere alle nostre aspettative. Non è un accattivarsi la sua simpatia, ma riconoscere che il suo amore è prima di ogni cosa. E’ il senso della prima parte del Padre nostro. Apriamo la nostra giornata, come ci hanno insegnato: Ti amo, mio Dio, ti ringrazio…Se non c’è la gratitudine e la lode, non c’è la giusta serenità che dà forza e voce alla nostra fiducia.

E poi la confidente insistenza. La confidenza ci fa insistenti. E il Padre, che è amico, non può resisterci. Siamo sicuri che ci ascolterà, per questo non molliamo, come fa quel tale che va dall’amico in un’ora  in cui potrebbe aspettarsi di tutto fuorché vedersi aprire la casa.
 Se un padre, come siete voi – dice Gesù - e un amico vero non si girano dall’altra parte se viene chiesto loro qualcosa di buono, non volete che il Padre nostro del cielo non ceda all’insistenza del nostro amore e non dia lo Spirito santo – ecco ciò che davvero buono  - a quelli che glielo chiedono? 

Un segreto per un’insistenza davvero efficace: chiedete, cercate, bussate… per gli altri, come fa colui che va a chiedere il pane per chi gli arriva all’improvviso. Pregare per gli altri, come aveva fatto Abramo ottenendo la disponibilità di Dio.

Dio è misericordioso, ci ha a cuore, e non mancherà di dimostrarlo, se noi, nella preghiera con serena fiducia e confidente insistenza, misericordiosi a nostra volta, staremo davanti lui per gli altri. Gli uni per gli altri.






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