lunedì 1 agosto 2016

OMELIA
 
18° Domenica C – 31.07.2016

- Qoelet 1.2;2,21-23
- Colossesi 3,1-5.9-11
- Luca 12,13-21

Gesù stava parlando dell’abbandono a Dio, stava dicendo “voi valete più di cinque passeri che si vendono per due soldi”(cfr 12,6-7). E se Dio si prende cura di loro, a maggior ragione si prenderà cura di voi. Nel bel mezzo di queste parole toccanti, alte, piene di poesia, ecco un repentino abbassamento, che potrebbe far cadere le braccia al più bravo dei predicatori.
“Uno della folla”, che probabilmente era via con la testa, preso dai suoi problemi, interviene con una richiesta terra terra: “Dì a mio fratello che divida con me l’eredità”. Chiede a Gesù di prendere posizione, con una sua parola, in una probabile situazione di ingiustizia. Il fratello non vuole spartire con lui l’eredità, almeno quello che gli spetta.

Gesù sembra volerne star fuori da questa controversia familiare. “Non sono io giudice tra di voi”. Essere tirati in mezzo a questioni del genere, procura e aumentano non dirado i guai. Gesù non ci sta, ma per un altro scopo. In realtà non se ne lava le mani, ma va in profondità a toccare ciò che potrebbe essere la causa della lite, non rara, tra fratelli, e cioè l’avidità.

Il problema non è l’eredità, ma la cupidigia, l’avidità in base alla quale saltano tutti le relazioni più belle e care. “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni insaziabile voglia di possedere tanti beni, perché la vita non dipende da questi”.  Riprende così l’esortazione ascoltata nella prima lettura. Lavorare sì, con sapienza, scienza, successo, ma non diventare schiavi della cose, che non danno salvezza. Diversamente diventiamo idolatri. Lo ricorda Paolo nella seconda lettura: l’avidità è idolatria!

Segue la breve parabola che non ha bisogno di commenti tanto è chiara.
A dire la verità, una ragione per ingrandirsi ci sarebbe, una ragione che giustifica il voler avere sempre di più. Ed è la condivisione, la possibilità di spartire con chi non ha, non ha la fortuna, per vari motivi di un’esistenza dignitosa, serena, giusta. Questo è lo scopo del metter via: mostrare misericordia che poi è giustizia!

“E’ stolto chi accumula tesori per sé e non arricchisce davanti a Dio”, chiude Gesù il suo intervento, e lascia intendere che arricchirsi davanti a Dio è essere misericordiosi come lui è misericordioso.

Una postilla pedagogica, per chi educa.
“Quello che hai messo via di chi sarà?”. Risposta: “ma per i figli, per i nipoti”.
E’ lodevole vedere genitori che lavorano sodo per mettere via e lasciare per i figli, i nipoti… ma perché non lasciare anche quel tesoro, quel bene che non scade mai, e che fa l’umanità sempre più buona e fraterna che è la condivisione con i più poveri, il soccorrere chi fa più fatica? Consegnate, con il vostro esempio, anche questa ricchezza che è tale, appunto, agli occhi di Dio.

Interrotto nel suo discorso, Gesù lo riprende, e carica la dose di misericordia (cfr Luca 12,22-31):
“Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito….E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta”.






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