18° Domenica C – 31.07.2016
- Qoelet 1.2;2,21-23
- Colossesi 3,1-5.9-11
- Luca 12,13-21
Gesù
stava parlando dell’abbandono a Dio, stava dicendo “voi valete più di cinque
passeri che si vendono per due soldi”(cfr 12,6-7). E se Dio si prende cura di
loro, a maggior ragione si prenderà cura di voi. Nel bel mezzo di queste parole
toccanti, alte, piene di poesia, ecco un repentino abbassamento, che potrebbe
far cadere le braccia al più bravo dei predicatori.
“Uno
della folla”,
che probabilmente era via con la testa, preso dai suoi problemi, interviene con
una richiesta terra terra: “Dì a mio fratello che divida con me l’eredità”.
Chiede a Gesù di prendere posizione, con una sua parola, in una probabile
situazione di ingiustizia. Il fratello non vuole spartire con lui l’eredità,
almeno quello che gli spetta.
Gesù sembra volerne star fuori da questa
controversia familiare. “Non sono io giudice tra di voi”. Essere tirati
in mezzo a questioni del genere, procura e aumentano non dirado i guai. Gesù
non ci sta, ma per un altro scopo. In realtà non se ne lava le mani, ma va in
profondità a toccare ciò che potrebbe essere la causa della lite, non rara, tra
fratelli, e cioè l’avidità.
Il problema non è l’eredità, ma la cupidigia,
l’avidità in base alla quale saltano tutti le relazioni più belle e care. “Fate
attenzione e tenetevi lontani da ogni insaziabile voglia di possedere tanti
beni, perché la vita non dipende da questi”. Riprende così l’esortazione ascoltata nella prima lettura.
Lavorare sì, con sapienza, scienza, successo, ma non diventare schiavi della
cose, che non danno salvezza. Diversamente diventiamo idolatri. Lo ricorda
Paolo nella seconda lettura: l’avidità è idolatria!
Segue la breve parabola che non ha bisogno di
commenti tanto è chiara.
A
dire la verità, una ragione per ingrandirsi ci sarebbe, una ragione che
giustifica il voler avere sempre di più. Ed è la condivisione, la possibilità
di spartire con chi non ha, non ha la fortuna, per vari motivi di un’esistenza
dignitosa, serena, giusta. Questo è lo scopo del metter via: mostrare
misericordia che poi è giustizia!
“E’ stolto chi accumula tesori per sé e non
arricchisce davanti a Dio”, chiude Gesù il suo intervento, e lascia intendere che arricchirsi
davanti a Dio è essere misericordiosi come lui è misericordioso.
Una postilla pedagogica, per chi educa.
“Quello che hai messo via di chi sarà?”. Risposta: “ma per i figli,
per i nipoti”.
E’ lodevole vedere genitori che lavorano sodo per
mettere via e lasciare per i figli, i nipoti… ma perché non lasciare anche quel
tesoro, quel bene che non scade mai, e che fa l’umanità sempre più buona e
fraterna che è la condivisione con i più poveri, il soccorrere chi fa più
fatica? Consegnate, con il vostro esempio, anche questa ricchezza che è tale,
appunto, agli occhi di Dio.
Interrotto nel suo discorso, Gesù lo riprende, e
carica la dose di misericordia (cfr Luca 12,22-31):
“Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di
quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita
infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito….E voi, non state a
domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: di tutte queste
cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne
avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in
aggiunta”.
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