19° Domenica C – 07.08.2016
- Sapienza 18,6-9
- Luca 12,32-40
La
Misericordia, Colui che è la misericordia e si prende a cuore anche il nostro
cammino dietro di lui - infatti Gesù
sta facendo con i suoi i viaggio definitivo a Gerusalemme – non manca di darci
istruzioni al fine di vigilare.
Come vedete siamo- sarà per le vacanze o ferie che
ci disperdono - un “piccolo gregge”. Anche Gesù accanto alle folle che
accorrevano e lo premevano perché operasse qualche prodigio, ha constatato che
i suoi erano un “piccolo gregge”. Verso costoro ha parole di
incoraggiamento: “non temere, non temete, perché al Padre vostro è piaciuto
darvi il suo Regno, la vita”. E riprende l’esortazione a cui aveva fatto
cenno domenica scorsa mettendo in guardia dalla stoltezza di accumulare beni
per sé.
E continua. “Siate pronti”, state attenti,
vigilate, perché – usa questa immagine – “nella notte può arrivare il
padrone dalle nozze”…e come vi troverà? Ancora svegli, dediti al vostro
servizio?. Sappiamo che Dio non è padrone e l’immagine serve a richiamare la
responsabilità dei servi. Il riferimento al fatto che può giungere nel bel
mezzo della notte o prima dell’alba – quando la stanchezza per l’insonnia
si fa più sentire – non ci deve spaventare perché non c’è buio che non abbia i
suoi bagliori di luce. Anche la notte, come è stato nell’esperienza di Israele
a cui fa cenno la prima lettura, può essere notte di liberazione. Ecco,
allora, che quando la situazione o le cose si fanno oscure, tenebrose,
difficili, non dobbiamo dimenticare che bagliori di vita ci sono sempre. Essere
vigilanti significa che in mezzo a tutto il buio che c’è intorno a noi, non c’è
da disperare, ci sono pure motivi e ragioni che ci fanno un po’ chiaro, ci
aiutano a non temere.
“Le vesti strette ai fianchi”, l’abbigliamento dei servi
che svolgono il loro compito, dicono questo aiuto reciproco, collettivo. “Ci
prendiamo cura” perché il buio non prevalga, ci prendiamo cura perché le luci nella casa non si
spengano…Così la Misericordia, Colui che è la misericordia, raccomanda di
essere… misericordiosi!
“Siate pronti, le
vesti strette ai fianchi e le lampade accese”. “Lampada ai miei passi è
la tua parola” recita la Bibbia, e “luce sul mio cammino, sulla mia via, sul
mio lavoro, sul mio servizio” conferma nella preghiera il credente, il servo
che vigila. Non spegniamo la Parola del Signore con le nostre parole, con le
nostre chiacchiere. Teniamola accesa e meditiamola, notte e giorno. Le nostre
responsabilità sono evidenti e ad esse provvediamo con la sua luce.
Cosa ci attende? Saremo sorpresi, all’arrivo del
padrone, dell’inversione dei ruoli: noi, il Signore, Lui a nostro servizio.
Sarà la nostra beatitudine: “Beati quei servi che egli troverà svegli. Si
stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”.
Saremo beati, cioè avremo una riprova di quanto
siamo amati, di quanto gli stiamo a cuore. Anche l’averci affidato la
responsabilità di prenderci cura di questa casa comune, dice che ci vuol bene e
che conta su di noi. La conferma, poi, ci strabilierà!!! Ci riempirà di gioia!
E quel “non temere, piccolo gregge” dall’essere un’affettuosa
raccomandazione si tramuterà in un gioioso comando: “Siate nella gioia e
state contenti perché i vostri nomi sono da tempo scritti in cielo”.
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