Negare l’evidenza del male è il
modo migliore per offrirgli il fianco e dargli carta bianca contro la vita e la
felicità che Dio vuole per questa nostra umanità.
Eppure Gesù era stato chiaro
nella sua venuta.
“Sei venuto a rovinarci” (Marco 1,24), gli rinfaccia
chi è all’origine del male stesso.
Come l’Amore ha una fonte inesauribile, ed è
il mistero della Trinità, così anche il mistero di iniquità viene da un
“produttore” di odio e invidia; tale produzione però cesserà. Quando?
Alla fine
della storia certamente, ma anche quando il cuore dell’uomo si rivolgerà e si
consegnerà all’evidenza dell’Amore che Gesù è venuto a rendere manifesto.
Per il momento è lotta tra due
evidenze su un campo che esse si contendono, l’uomo.
Con una differenza:
l’amore si propone, si offre, con sincerità, il male s’impone, domina, con la
menzogna; l’uno la promessa vera, e ne dà i segni, l’altro l’illusione…falsa.
Da una parte la libertà, dall’altra l’oppressione!
Non è vero che l’amore non sa
essere forte e travolgente come il male, ma viene nell’unico condizione che
rende possibile sperimentarlo e donarlo: la libertà. Mentre il male, che non ha
rispetto per nessuna creatura al mondo, vuole soltanto possedere per dare
infelicità a chi ne è posseduto.
Il male! Mistero di iniquità che
si fa forte della fragilità o precarietà dell’umanità, della natura stessa, del
mondo nei suoi elementi. E aggrava la situazione con il concorso della volontà
umana che si lascia abbagliare e ingannare; ha come scopo la distruzione di ogni
speranza, vita, bellezza… Tutto ciò per cui, invece, agisce l’amore.
L’amore! Anche ad esso sta a cuore l’umanità così
debole ed esposta a pericoli per una misteriosa condizione scelta che è il
“peccato”, ma fa di questa “miseria” il luogo della misericordia,della
consolazione, del sostegno. E nella morte annuncia la risurrezione!
Evidenza dell’Amore ed evidenza
del male. Del Dio Trinità manifestatosi e donatosi in Gesù, consolante presenza
tra noi. Del Maligno, inquietante reale spirituale presenza che vi si oppone.
Ora mi è chiara l’evidenza dell’uno, ora quella dell’altro.
A me la scelta della
felicità o meno, della vita o della morte, non dimenticando l’originale
evidenza della bontà che mi ha voluto e che permane in me e attorno a me, bontà
destinata alla pienezza che io voglio godere con i miei fratelli e sorelle per
l’eternità.
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