4° Domenica A – 29/01/2017
“Il regno dei cieli, cioè Dio, è vicino”. “Convertitevi”,
cioè “approfittatene!”.
Sì, approfittatene perché. Se è vicino, è perché da lui
voi siete amati. E se siete amati, siete “beati”. “Beati” perché nella vostra
condizione di povertà, prova, difficoltà, siete amati.
Sul monte, Gesù è il nuovo Mosè, ora “il Dio con noi”, e
porta una differenza tra “le dieci parole”, un programma di vita che può essere
pesante (“amare Dio e il prossimo”) e, appunto “le beatitudini” che proclama,
programma di vita che non toglie la felicità, anzi (“essere amati”).
Mosè promulgò i comandamenti, Gesù viene con parole nuove.
Le parole di Gesù indicano quindi il passaggio da una vita
fatta di doveri e di obblighi (i comandamenti), dove pensiamo di essere noi gli
autori del nostro benessere a qualsiasi livello, ad una vita di felicità e di
beatitudine, che non significa di facilità, di tutto permesso, di superficiale
consolazione. Ogni serenità, forza, giustizia, pace, bene, vengono dal fatto che
Lui ci ama, condivide le nostre situazioni e ci chiama a condividere quelle
degli altri.
Le beatitudini un programma che
impegna Dio, ma anche un programma che impegna noi, suoi figli. Se Egli si
prende cura di noi, noi siamo chiamati a prenderci cura dei fratelli. Siamo
destinatari e corresponsabili di beatitudine, perché la felicità non è mai
individuale, ma sempre sociale, non è un fatto privato, ma comunitario. Se con
te non sono felici gli altri, tu non puoi esserlo pienamente. O si è beati insieme
o non lo è nessuno! Far sentire gli altri amati, e dare loro felicità, a chi è
nella sofferenza, nell’angoscia, è dare il vangelo!
Questa è la volontà di Dio Padre,
la felicità dei suoi figli. Per questo Gesù è venuto e ha proclamato che “il
Regno è vicino; sono qui per mostrartelo”.
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