lunedì 18 settembre 2017

BRICIOLE di PAROLA
 
…dall’omelia del 17.09.2017

Matteo 18,21-35

24° Domenica A – 17.09.2017

C’è un invocazione nella preghiera del Padre Nostro che è particolarmente “imbarazzante”, e fonte di timore per la realtà che nomina : “liberaci dal male, dal maligno”.
Il male rende prigioniero, malato, il cuore, ferisce e dilania la nostra comunità, le nostre famiglie.

Gesù sta parlando proprio del male che può annidarsi tra i suoi discepoli, i suoi amici. Una prima attenzione per difenderci  ci è stata ricordata domenica scorsa: “ se vedi il tuo fratello fare qualcosa contro di te, va e correggilo, convincilo, ricomponi il dissidio che s’è creato”.

La correzione è un intervento per togliere il male che è nel fratello. Ma è efficace? E’ sufficiente?
Siamo esortati ad un ulteriore passo, che non è una sconfitta se non siamo riusciti nella correzione.
Per liberare dal male non basta correggere, toglierlo da chi ne è, in pratica, prigioniero. Occorre assumerlo, prenderlo su di sé, portarlo o portarne le conseguenze, distruggerlo… e questo si fa con il perdono. Il padrone, nella parabola narrata da Gesù, libera il servo debitore con il perdono, con il condono, facendosi carico lui delle pendenze di quell’uomo.

Gesù non è venuto per correggere semplicemente. Sapeva che saremo rimasti nella nostra cattiveria e che in essa saremo ricaduti chissà quante volte. E’ venuto per perdonare, per darci questo amore del Padre. Sulla croce si è fatto peccato, si è caricato del peccato, del male, per distruggerlo superandolo con l’amore. Solo con l’amore e l’amore che perdona, si corregge.
“Da a me il tuo errore, il tuo egoismo, la tua infedeltà, che io accolgo, faccio mio, mediante  il perdono che in cambio ti offro. E tu non sarai mai schiavo del tuo male, anche se vi ricadrai ancora”.

Perché caricarmi del debito altrui? Perché perdonare? Perché sono in grado di farlo!
E perché sono in grado di farlo? Perché Dio l’ha già fatto con me!
Se vi rinuncio lego le mani a Dio, come il servo malvagio ha fatto con il suo padrone che era stato benevolo verso di lui. Arrivo ad impedire a Dio di perdonarmi! Per me è la fine. Non solo, ma la mancanza di perdono conduce alla morte i componenti della comunità, e della famiglia.

Il servo che alla misericordia ha preferito la giustizia, o meglio un’applicazione imperfetta della giustizia, è chiamato precisamente “maligno”, con lo stesso termine che si ritrova nella preghiera del Padre Nostro. Il maligno è colui che è incapace di perdonare.

Il perdono taglia le mani al male, scardina gli artigli del maligno, e, ricevuto e dato, è necessario per essere liberi, per imparare davvero la giustizia, ma quella di Dio.




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