...dall'omelia di Martedì 05.09.2017
1Tessalonicesi 5,1-11
Luca 4,31-37
“Dio ci ha destinati ad ottenere la salvezza per mezzo
del Signore nostro Gesù Cristo”.
Questa assicurazione, questa promessa, consolida quel
conforto che siamo invitati a darci (come ci esorta l’Apostolo alla fine delle
righe che abbiamo ascoltato oggi e ieri)
“Salvezza”! Quante volte la
leggiamo questa parola, e risuona nel nostro dire e predicare! Che cosa ci può
stare in essa, dentro questa promessa?
La vita, la sua pienezza, l’amore
con le sue più belle relazioni, , la conoscenza profonda di noi stessi, delle
cose, il loro senso e significato, la loro valorizzazione, la giustizia, la
pace, ogni bene vero, la gioia di essere ala mondo… fino alla eliminazione di
ogni male e della morte. Insomma, con una parola “banalizzata” fin troppo,
anche se non lo merita, quel
“benessere” che desideriamo e cerchiamo pure per vie traverse, incentrate su
noi stessi, pratiche o tecniche che lasciano inevasa la nostra sete di
felicità, di vita, di verità.
La salvezza che si riassume
nell’essere e nel saperci amati, con i frutti e le conseguenze di tale grazia
(infatti è un dono gratuito), è e ha un nome, è e ha un volto, è una presenza:
il Signore nostro Gesù Cristo! E lui solo!
C’è un’altra presenza che si pone agli antipodi di questa
volontà di Dio. Ce la svela l’episodio che avviene nella sinagoga di Cafarnao,
come abbiamo sentito. Questa presenza è il demonio. Questa parola “demonio”
riteniamo sciocco pronunciarla; forse ne abbiamo paura, o non la consideriamo
relegandola a qualcosa di indefinito, prodotto della nostra mente, o inventato
da chi vorrebbe tenerci infantili. E’ invece una presenza reale, spirituale,
che vuole la nostra distruzione, la distruzione di tutto ciò che è bello…le
creature che Dio ama più di tutte, cioè noi, l’amore, la famiglia, pace,
l’armonia, la natura, il mondo. L’esistenza del demonio rimane un mistero nel
progetto di Dio che ha creato l’universo intero, angeli compresi.
E’ riscontrato dall’esperienza che tale presenza non è
inerte, anche se vorrebbe agire senza farsi notare, e può incidere, se gli
concediamo spazio, e soprattutto lo togliamo a Cristo Signore, nella nostra
ricerca di felicità risolvendo la stessa in un inganno, illusione, delusione,
sofferenza per noi e per altri. E invece di disinquinare la nostra umanità, la
intossichiamo e la avveleniamo sempre di più. A noi capita di offrire
ospitalità nei modi più differenti, anche imprudenti, con stili di vita e con
scelte che si oppongono al vangelo, con ricerche della verità volutamente
lontane da Gesù, quasi arrogandoci noi quella misteriosa “conoscenza del bene e
del male” di cui ci parla la Bibbia.
Il demonio teme Gesù, l’abbiamo
sentito gridare forte : “Basta! che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a
rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. Una volta tanto colui che è
il menzognero per natura dice la verità; solo che questa non può più cambiare
la sua sorte. Non è sufficiente riconoscere Gesù il Signore se siamo
definitivamente confinati nel male. Per fortuna, o meglio, per grazia, non è la
nostra condizione, e sempre possiamo dire ed invocare il nome di Gesù, amarlo e
metterci al suo seguito. Il demonio può anche gettarci a terra, come succede a
questo “povero diavolo”, con tutto ciò che significa questa espressione, ma non
può farci male, godendo noi della presenza di Gesù.
Così recita
un’ingiunzione al demonio nella preghiera liturgica della Chiesa, “…riconosci
il potere invincibile di Gesù Cristo: egli ti ha sconfitto nel deserto, ha
trionfato su di te nell’orto degli ulivi, ti ha disarmato sulla croce e,
risorgendo dal sepolcro, ha portato i tuoi trofei nel regno della luce”.
Il
santo “timore”, che è più meraviglia e non paura, come per i presenti al fatto,
può aiutare la nostra apertura, la nostra accoglienza alla salvezza che Egli è.
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