domenica 10 settembre 2017

BRICIOLE di PAROLA

 
…dall’omelia del 10.09.2017

Matteo 18,15-20

A proposito di “correzione” – che come abbiamo sentito è il tema che apre questo brano del vangelo che in queste domeniche tratterà dei rapporti all’interno della comunità dei discepoli -  domenica scorsa si era mosso in tal senso Pietro che, non condividendo le parole di Gesù aveva agito per la correzione del Maestro. Era stato a sua volta ripreso e corretto con parole molto forti.
Cos’è che non ha funzionato nella correzione che Pietro voleva attuare su Gesù? Gliel’ha detto Gesù stesso: “tu non parli secondo Dio ma secondo gli uomini”.
Ecco la prima attenzione da usare nella correzione, o nell’aiuto che vogliamo darci. Spesso i nostri interventi non sono “secondo Dio”, ma secondo noi, secondo le nostre ragioni o pareri. “Secondo me, tu sbagli” è troppo spesso il metro del nostro intervento.

Può accadere che davvero l’altro sbagli o si comporti male, commetta una colpa verso di me. Allora c’è un’altra attenzione per avvicinarlo, ammonirlo, come dice Gesù. Ed è quella di considerare l’altro non un nemico che si combatte, non un avversario che si contesta, non un concorrente da sconfiggere, non un estraneo che si ignora. L’altro è mio fratello, ed io lo correggo. Lo guardo con tenerezza, con comprensione, con dispiacere nel vedere che si comporta male, che si fa o che reca del male.
Allora la correzione ha un buon punto di partenza, si muove bene. Non la faccio per rivalsa ( e cantargliele), per ostentazione (e mostrare che io sono migliore), per mia liberazione (e acquietare la coscienza).

Perché correggere? Perché un fratello che va “guadagnato”. Domenica scorsa Gesù aveva detto che non serve guadagnare il mondo se poi si perde la vita vera. Invece “guadagnare il fratello” è la ricchezza più grande e preziosa. E’ aiutarlo a non rimanere nel male, a non radicarsi nel peccato. Talvolta per guadagnare occorre far debiti: “Fratelli non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole”(Romani 13,8). Tale correzione non è impaziente, non è intransigente, non toglie mai la fiducia. (”basta,con te ho chiuso”, “di te non ci si può più fidare”)

Correggere è legare il male, frenarlo, impedirlo; è sciogliere il bene, liberare la vita, ricomporre belle relazioni. E’ potere dato a tutti noi. Per attuarlo è necessario “mettersi d’accordo”. Gesù ci rassicura : “se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”.

Nella correzione ci può essere diversità di vedute. La mente vede in modo differente. Questa diversità può anche rimanere. L’accordo, invece, dice unità di amore; è fatto di cuore. Ci si corregge non se si raggiungono le stesse idee o conclusioni, ma se si rimane nel medesimo amore, “riuniti nel mio nome”, dice Gesù.




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