martedì 24 ottobre 2017

BRICIOLE di PAROLA

…dall’omelia del 22.10.2017

Matteo 22,15-21

Gesù ad un esame di religione: “E’ lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”. Gesù sorprende con una parola nuova: “Rendete a Dio quello che è di Dio”. Ma cosa mai è di Dio? Cosa devo rendere a Lui? Io sono mio, quello che possiedo è mio, quello che ho me lo son fatto da me, mio è il mio lavoro, la mia casa, la mia famiglia; mio è il mio tempo, mia è la mia vita… No! Noi siamo di Dio, siamo Suoi figli, egli siamo cari. Rendere a Dio ciò che è di Dio significa riconoscere e professare che Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro. “Non c’è nulla fuori di me. Io sono il signore, non ce n’è altri” ( Is.45,6).

Noi non siamo del lavoro, non siamo dei soldi, non siamo degli ingranaggi che in qualche modo ci costringono, non siamo del benessere, non dipendiamo nemmeno dalle condizioni di salute e malattia, anche se si fanno sentire, non siamo di nessuna autorità di questo mondo e nemmeno degli affetti più belli. Si tratta, allora, di aprirsi alla Sua volontà, di dare a Lui la nostra vita per realizzare il regno di misericordia, giustizia e pace.

Non trascuriamo, però, anche la prima parte della risposta di Gesù:“Rendete a Cesare quello che è di Cesare”. Prima di essere cristiani, siamo cittadini, siamo esseri umani. Siamo di Dio, ma lo siamo storicamente appunto come abitanti di questo mondo, affidato alla cura e alla premura nostre. E’ il luogo in cui ciascuno vive, il luogo in cui si è chiamati a vivere da cristiani, esprimendo la nostra fede in gesti visibili e concreti, a vantaggio di tutti. Pure il mondo è di Dio, a lui dobbiamo renderlo, e ciò avviene facendoci carico del bene dell’umanità. Ognuno lo farà con le competenze che gli sono proprie, ma tutti con eguale  e generosa responsabilità, da chi ci governa e chiede sacrifici sino al semplice cittadino a cui, sembra, sono chiesti.

Di questa cittadinanza onesta si serve Dio per realizzare il suo progetto di giustizia. Non tutti hanno la grazia della fede, ma tutti il compito di essere onesti cittadini, tanto più se abbiamo responsabilità di servizio e di governo. Il re Ciro, nella prima lettura, non era credente nel Dio d’Israele, ma evidentemente è stato anche un sovrano retto, in mezzo a cose sbagliate che avrà pure fatto. Ebbene, dice il Signore : “per liberare il mio popolo, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, un’autorità, sebbene tu non mi conosca, anche se tu non mi conosci.” Per fare un mondo di giustizia, Dio chiede e sostiene il contributo di esseri umani, retti  e saggi. Diamo a Dio quello che è di Dio e Dio darà all’uomo quello che lo fa veramente tale.








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