…dall’omelia del 10.12.2017
Isaia 40,1-11; Marco 1,1-8
Vegliare,
stare attenti, con responsabilità e con amore. Così andiamo incontro al
Signore, o, meglio, accogliamo il Signore che viene incontro a noi.
Egli
viene e non sta in silenzio. La sua Parola scende nel deserto attraverso la
voce di Giovanni e tocca le nostre sponde di ogni giorno, come quelle del
Giordano, dove attracchiamo la nostra barca o dove arriviamo da vari sentieri.
Occorre
andare nel
deserto con Giovanni; andare nel deserto con gli uomini d’oggi, che il deserto
ce l’hanno, anzi, ce l’abbiamo dentro, nel cuore. Così può essere che
l’esistenza di ciascuno e di tutti, fatta di avvenimenti complessi o di
solitudine amara, diventa terra santa, via di Dio che ci raggiunge. E ci parla,
ci grida. Perché ci grida? Forse perché siamo sordi? Forse perché è lontano o
noi ci siamo allontanati? Forse per incutere paura o imporsi? Cosa grida?
Grida : “Inizio del vangelo di Gesù Cristo”.
Cioè “partiamo da una buona notizia” perché Gesù è un messaggio gioioso, in
sintonia con quello che abbiamo sentito nella prima lettura: “Consolate,
consolate il mio popolo -dice il Vostro Dio-. Parlate al cuore di
Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è finita”. E’ un grido che
non rimprovera, non minaccia, dà speranza suscita gioia. Iniziamo da Gesù, buona
notizia che rassicura i cuori.
Perché
Gesù è buona notizia?
Perché
con Lui che si immerge nel Giordano davanti al Battista, con Lui possiamo
sempre riemergere a nuove possibilità di vita. Egli, il “più forte,” ci
battezza in Spirito santo, ci immerge nel suo amore, e ci “tira fuori” dal
nostro peccato, dalla nostra condizione che non è secondo il progetto di Dio.
Che
significa “gridare”?
Contrariamente a quello che si pensa, non è alzare
la voce da cui ci si può, infastiditi, difendere. Ma è un parlare al cuore
e con il cuore; un parlare al cuore di Gerusalemme, dei credenti, e di
tutti. E’ un sussurrare, un consolare. E’ un rassicurare che Dio ama il
doppio del nostro peccato; è portare gli agnellini sul petto con tenerezza e
condurre dolcemente le pecore madri, i piccoli e chi fa più fatica.
Come vorrei che qualcuno mi gridasse dietro così! E mi
dicesse in questo modo: prepara te stesso sulla via del Signore, raddrizzati o
rialzati perché Egli è sulla tua strada.
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