...nel omelia
Giorno di Pasqua – 01.04.2018
“Questo è il giorno che ha fatto Cristo Signore:
rallegriamoci ed esultiamo”. Egli è Risorto!
E non è un “pesce d’aprile”, anche se è il primo!
Il Signore è risorto, veramente risorto!
Non siamo giunti qui di “buon mattino”, ma per
davvero questo è un “mattino buono”, quello di un giorno luminoso che non
conoscerà più il tramonto e la notte.
Il prodigio che stanotte ha squarciato il buio e le
tenebre, il prodigio che ha scaraventato lontano la pietra del sepolcro, il
prodigio che ha ridato vita a Colui che, trafitto per i nostri peccati, era
morto, cambia totalmente la nostra storia. Noi tutti troviamo speranza di fronte
a smarrimenti, sconfitte, cattiverie e violenze che ancora vogliono farci
soffrire e tenerci tra i morti. Ora il Signore nostro è ritornato alla vita e
con Lui rivive ogni nostra più bella speranza.
Con Maria di Magdala che, “mentre ancora era buio”
(del resto non può essere mai buio del tutto dove c’è amore!) anche noi andiamo
da Gesù, anzi già siamo qui, ma non per piangere un morto, per onorare, invece,
con il nostro affetto, la riconoscenza più bella Colui che è vivo. La nostra
fede non è in un morto, ma nel Vivente E qualsiasi pietra ci pesi e ci tenga
chiusi, nell’oscurità dell’animo, è oggi scaraventata lontano.
Il nostro Signore è vivo, non ce l’hanno portato
via, né non l’abbiamo perduto. E’ veramente risorto. E noi risorgiamo con Lui.
Con Lui risorgono, adesso, le nostre speranze, i desideri più belli, l’impegno,
la forza, la letizia, la gioia. Alla fine, risorgeremo anche con i nostri cari,
li ritroveremo, li riabbracceremo, grazie a questa opera che il Padre ha voluto
per il Figlio amato e noi suoi fratelli. Solamente di passaggio, breve, andiamo
per cimiteri; ma le nostre corse sono per annunciare che la vita vince sulla
morte. E Gesù, vivente, è presente.
E’ lì dove noi siamo, dove sono coloro che egli
ama: ora nel giardino, ora nella stanza dove si erano chiusi, ora sulla strada
per Emmaus, ora sulla riva del lago, ora sul monte…ora anche in casa nostra,
nella nostra famiglia, nel luogo delle nostre angustie e delle nostre speranze.
E’ vicino a chi piange e lo chiama per nome, è vicino a chi cammina e ne prende
il passo, vicino a chi dubita, vicino a chi cerca e dà consolazione, vicino a
chi ha paura e fa coraggio, vicino a chi è stanco. Insomma, è dentro la storia
dell’umanità, dentro la storia di ciascuno. Il vivente è ovunque. Abbiamo
qualche speranza da ricucire, da risuscitare? Egli è qui. Facciamo dunque festa
perché è il giorno in cui avviene ciò che sembrava umanamente impossibile.
Carissimi,
non è festa di Pasqua solo per i buoni, è Pasqua per tutti. C’è la possibilità
di vita per ogni famiglia, anche la più disastrata, per ogni persona anche la
più fredda, per ogni situazione anche la più sconquassata, per ogni cattivo
recidivo.
Dopo Maria, corrono alla tomba Pietro e Giovanni. Vedono ogni cosa al suo
posto, i teli posati, il sudario del capo avvolto in un luogo a parte. La morte
è come stata messa in ordine. Dio l’ha messa in riga. Perché noi avessimo,
d’ora in poi a camminare solamente nella vita. Il primo passo? Credere
all’impossibile, perché non vince la morte, ma vince la vita. Diciamolo con
gesti e non solo con parole. Diciamolo con gioia e tenerezza: è veramente Buona
Pasqua!
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