...nell'omelia
Battesimo di Gesù – 13.01.2019
- Isaia 40,1-11 - Tito 2,11-14; 3,4-7 - Luca 3,15-16.21-22
Meraviglia e stupore colsero i pastori recatisi alla grotta del Bambino.
Gioia grandissima i magi condotti dalla stella davanti al Re dei Giudei, e non solo.
Non è da meno oggi la felicità di Dio, il Padre di questo Bambino, che ormai si è fatto uomo, davanti a tutto il popolo, quando nel momento del battesimo, cioè di questo rito di purificazione a cui Gesù si sottomette sulle rive del Giordano, vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Come a dire : “Di te sono orgoglioso, fiero, tu sei la mia gioia, tu sei la mia vita”.
Gioia grandissima i magi condotti dalla stella davanti al Re dei Giudei, e non solo.
Non è da meno oggi la felicità di Dio, il Padre di questo Bambino, che ormai si è fatto uomo, davanti a tutto il popolo, quando nel momento del battesimo, cioè di questo rito di purificazione a cui Gesù si sottomette sulle rive del Giordano, vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Come a dire : “Di te sono orgoglioso, fiero, tu sei la mia gioia, tu sei la mia vita”.
Come i Magi se ne tornarono per un’altra strada dopo
quella visita, anche Gesù ora si trova ad intraprendere la sua strada
indicata proprio da questo evento che la liturgia nostra oggi celebra.
Il battesimo suo dice l’immersione totale, completa, nell’umanità
peccatrice, condividendo con questa, pur non avendo peccato, cioè
rifiutato Dio e i fratelli, le conseguenze di una condotta di vita tanto
scellerata per il bene dell’umanità stessa.
La prima immagine pubblica di Gesù non ce lo fa conoscere in fila con i santi, i grandi, i bravi, quasi a ricevere un attestato, che ne confermi la preparazione, l’autorevolezza, con cui poi svolgerà la sua missione. Il primo gesto della vita pubblica di Gesù, la prima predica di Gesù, è stato quello di mescolarsi alla folla anonima di uomini e donne, senza nessuna volontà di distinzione dai peccatori, condividendone la condizione e l’impegno di conversione.
La prima immagine pubblica di Gesù non ce lo fa conoscere in fila con i santi, i grandi, i bravi, quasi a ricevere un attestato, che ne confermi la preparazione, l’autorevolezza, con cui poi svolgerà la sua missione. Il primo gesto della vita pubblica di Gesù, la prima predica di Gesù, è stato quello di mescolarsi alla folla anonima di uomini e donne, senza nessuna volontà di distinzione dai peccatori, condividendone la condizione e l’impegno di conversione.
Questa presenza e solidarietà di Gesù con i
peccatori non è per aumentare il numero di costoro, ma per annunciare la
vicinanza di Dio che consola e libera il suo popolo, i suoi figli; che
dalla mano del Signore – dicono le righe iniziali della prima lettura -
riceve il doppio per tutti i suoi peccati. Non è doppio castigo, ma
doppia misericordia, doppio beneficio.
Per questo “il cielo si aprì”, è la “buona notizia”, il vangelo di oggi.
“Apriti cielo!”, è un’esclamazione familiare sulle nostre labbra davanti ad una sorpresa, ad un imprevisto che ci scombussola, o che ci mette in difficoltà, quasi preannuncio di qualche grattacapo. Ma qui oggi, “il cielo che si apre” è benedizione, è conferma di una grazia che ci è data, apparsa. E se a Natale, il grembo di una donna ha dato alla luce il bambino; qui il grembo di Dio, il cielo, ha dato la luce, la vita, agli uomini.
“Apriti cielo!”, è un’esclamazione familiare sulle nostre labbra davanti ad una sorpresa, ad un imprevisto che ci scombussola, o che ci mette in difficoltà, quasi preannuncio di qualche grattacapo. Ma qui oggi, “il cielo che si apre” è benedizione, è conferma di una grazia che ci è data, apparsa. E se a Natale, il grembo di una donna ha dato alla luce il bambino; qui il grembo di Dio, il cielo, ha dato la luce, la vita, agli uomini.
Gesù si immerge così nel nostro mondo perché
un giorno ci immergerà nella sua vita divina, la porrà in noi, ci
“battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Questo avviene nel nostro
Battesimo, nel vivere questo evento in cui perennemente siamo. Noi non
siamo stati battezzati un giorno, ma siamo battezzati tutti i giorni da
quel momento.
Battezzati nello Spirito, immersi in lui, è la
nostra identità vera e, come scrive Paolo all’amico Tito nella seconda
lettura, siamo chiamati di conseguenza a rinnegare l’empietà, i desideri
mondani, a vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia e pietà.
Sì, Siamo una fila di peccatori, ma abbiamo la fortuna di avere Gesù con noi. In lui e con lui, mediante lo Spirito siamo figli di Dio. Vogliamo vivere rinnovati e rigenerati continuamente, essere la compiacenza, il vanto del Padre e avere la gioia che viene da lui.
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