...nell'omelia
2° Domenica C – 20.01.2019
- Isaia 62,1-5
- Giovanni 2,1-11
Siamo davanti ad una pagina
del vangelo (le nozze di Cana) dalla quale non si finirebbe mai di attingere e
di bere, rischiando piacevolmente una solenne sbornia. Ci accontentiamo di due sorsi,
come un aperitivo alla vita buona, bella e felice, che il Signore vuole per
noi, a cui Egli partecipa.
1° - Innanzitutto Dio va a
nozze con l’umanità! Per questo è nato Gesù tra noi, lo Sposo!
Dio
va a nozze con l’umanità. E’ l’annuncio, la promessa, la gioia che si coglie
nella prima lettura dove Dio si esalta per il suo popolo. Ma questa
dichiarazione d’amore è rivolta a tutta l’umanità. E, detto per inciso, se le
nozze umane, il matrimonio di un uomo e una donna, sono così importanti, sante,
intoccabili, è perché sono il segno visibile, il sacramento di questo
sposalizio che ci lancia nell’eternità di Dio. Le nozze umane sono Dio in
terra. Chi ha il dono della fede lo afferma e si impegna a viverle così; con
l’aiuto di Gesù che valorizza i nostri vuoti, persino i nostri insuccessi, ciò
che riteniamo ormai inutile, come “le sei
giare di pietra” che erano in quella casa; e trasformando la nostra povera
acqua che ben sta a indicare i nostri sforzi, sempre benedetti se puri e
limpidi, come vogliamo che essa sia.. Non possiamo, allora, non rivolgerci a
Gesù. L’aveva capito Maria a quelle nozze.
2°
- Gesù non solo è lo Sposo, rivelazione capitale da questo evento. Ma è pure lo
stesso vino buono che tiene viva la nostra festa. Chi è “astemio” di Lui non
può essere tra i discepoli del Signore, non può gustare della bontà del suo
Maestro. E se ne beviamo, mai, nessuna goccia, vorremmo andasse perduta, di
questo vino buono. Gesù è in grado di dare tono nuovo, di tenere alto il tono
della nostra vita; di portare in essa quella vivacità, quella gioia, quel
volersi bene, quella carità che sono frutto e conseguenza dello Spirito. E il
vitigno da cui viene è un innesto di divinità nell’umanità.
Nella
nostra esistenza facciamo tante sbornie: casa, lavoro, soldi, affari, interessi
legati alle cose, al possedere, corse quotidiane… Ma arriva il momento in cui
siamo… a secco. Difficoltà, inconvenienti, necessità di avere un po’ di pace,
la stanchezza che si fa sentire…ci mettono ad acqua. Per cui “Non hanno più
vino”, si potrebbe dire di noi. L’entusiasmo, l’allegria, la sicurezza, la
voglia di fare, di correre, tutto sembra venir meno. Gesù è come vino capace di
riattivare in modo sorprendente la nostra esistenza. E’ il vino “buono”, nuovo, dirà altrove, a cui ci si accosta
rinnovandoci; non dà alla testa, rinfranca, invece, il cuore.
Spero
di non sembrarvi irrispettoso, né tanto meno blasfemo, se, oggi a tavola, davanti
ad un buon bicchiere di vino, vi invito ad elevare il pensiero per qualche
istante, velocemente, a Colui che è veramente “buono”.
Quando,
invece vi capiterà di perdervi in un bicchiere d’acqua, e succede a tutti,
anche al sottoscritto, beh , allora…con Maria, la madre di Gesù, vi raccomando “Qualsiasi
cosa vi dica, fatela”. Sarete sorpresi, un po’ storditi, brilli, ma
pienamente in salute e vivi!
Cin
cin!
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