mercoledì 1 maggio 2019

BRICIOLE di PAROLA
...nel'omelia


2° di Pasqua – 28.04.2019

Atti 5,12-16  e Giovanni 20,19-31

Siamo qui riuniti nell’ottava di Pasqua. Dire ottava di Pasqua non significa semplicemente che sono passati otto giorni dalla risurrezione di Gesù, ma che la Pasqua è un giorno che dura otto giorni, cioè vale a dire sempre. E’ sempre Pasqua, Pasqua senza fine, la condizione in cui ora siamo come discepoli e fratelli del Cristo richiamato dalla morte dal Padre. Così siamo risorti anche noi, ci ricordava Paolo nell’annuncio di domenica scorsa, e da tali vogliamo vivere. Poiché “il suo amore è per sempre”

Questa è la domenica dell’offerta inimmaginabile e irrinunciabile della Misericordia, del perdono, da parte del Signore, crocifisso risorto, che ritrova i suoi la sera di quel giorno, il primo della settimana, e poi otto giorni dopo. E’ la domenica di un nuovo sconfinato accredito di amore e di fiducia.

Dal racconto evangelico sappiamo che pure noi possiamo essere ancora chiusi, o siamo tornati a rinchiuderci dopo esperienze di dolore, sconfitta, delusione. Siamo come “sepolti”, e non in casa, ma nella nostra paura, diffidenza, rassegnazione, del nostro peccato. Questa non è vita, non è la vita che Dio vuole per i suoi figli. Ed ecco che Gesù, il Risorto, il vivente, porta la misericordia del Padre anche per noi: “pace a voi”. Lo ripete ogni volta che ci incontra. “Pace a voi”. La misericordia porta la fine della paura, della paura di ogni genere, fisica, morale, spirituale. La vita e l’amore sono sì forti. Io sono qui, dice Gesù.

Questa pace ci è data per il mondo. Ecco perché Gesù mentre la riversa nel cuore dei discepoli, affida a costoro il mandato mediante quel soffio che ridà vita di perdonare i peccati. “Se perdonerete, il mondo sarà libero dal male, se non perdonerete, il mondo resterà nel suo male”. Quindi la liberazione, la risurrezione, è il perdono! Solo con il perdono il mondo risorge! Ha pace!

Due particolari dalla Parola che abbiamo ascoltato, ci incoraggiano.
Primo. Come portare pace? Offrendo agli altri le nostre ferite guarite, sanate. Testimoniando così quello che ha fatto Dio: “Ecco, questo ha fatto il Signore per me, in me”. E Gesù mostra le sue piaghe a Tommaso. Così gli ha dato pace! E il discepolo:  “Mio Signore e mio Dio”, la più alta professione di fede e di amore!

Secondo particolare. Offriamo con noi come un’ombra che solleva, come l'ombra di Pietro (nella prima lettura), l'ombra che guarisce al suo passaggio. Pensate,  non una parola! L'ombra, quasi l'assenza del gesto, l'ombra silenziosa, una presenza che non si nota, l'aria che tu fai respirare… dà pace, risolleva il cuore, guarisce e rimette in cammino. E’ misericordia piena!

Nessun commento:

Posta un commento