...nel'omelia
2° di Pasqua – 28.04.2019
Atti 5,12-16
e Giovanni 20,19-31
Siamo qui riuniti nell’ottava di Pasqua. Dire ottava
di Pasqua non significa semplicemente che sono passati otto giorni dalla
risurrezione di Gesù, ma che la Pasqua è un giorno che dura otto giorni, cioè vale
a dire sempre. E’ sempre Pasqua, Pasqua senza fine, la condizione in cui ora
siamo come discepoli e fratelli del Cristo richiamato dalla morte dal Padre.
Così siamo risorti anche noi, ci ricordava Paolo nell’annuncio di domenica
scorsa, e da tali vogliamo vivere. Poiché “il
suo amore è per sempre”
Questa è la domenica dell’offerta inimmaginabile e
irrinunciabile della Misericordia, del perdono, da parte del Signore,
crocifisso risorto, che ritrova i suoi la sera di quel giorno, il primo della
settimana, e poi otto giorni dopo. E’ la domenica di un nuovo sconfinato
accredito di amore e di fiducia.
Dal racconto
evangelico sappiamo che pure noi possiamo essere ancora chiusi, o siamo tornati
a rinchiuderci dopo esperienze di dolore, sconfitta, delusione. Siamo come
“sepolti”, e non in casa, ma nella nostra paura, diffidenza, rassegnazione, del
nostro peccato. Questa non è vita, non è la vita che Dio vuole per i suoi
figli. Ed ecco che Gesù, il Risorto, il vivente, porta la misericordia del
Padre anche per noi: “pace a voi”. Lo
ripete ogni volta che ci incontra. “Pace
a voi”. La misericordia porta la fine della paura, della paura di ogni
genere, fisica, morale, spirituale. La vita e l’amore sono sì forti. Io sono
qui, dice Gesù.
Questa
pace ci è data per il mondo. Ecco perché Gesù mentre la riversa nel cuore dei
discepoli, affida a costoro il mandato mediante quel soffio che ridà vita di
perdonare i peccati. “Se perdonerete, il mondo sarà libero dal male, se non
perdonerete, il mondo resterà nel suo male”. Quindi la liberazione, la
risurrezione, è il perdono! Solo con il perdono il mondo risorge! Ha pace!
Due
particolari dalla Parola che abbiamo ascoltato, ci incoraggiano.
Primo.
Come portare pace? Offrendo agli altri le nostre ferite guarite, sanate.
Testimoniando così quello che ha fatto Dio: “Ecco, questo ha fatto il Signore
per me, in me”. E Gesù mostra le sue piaghe a Tommaso. Così gli ha dato pace! E
il discepolo: “Mio Signore e mio Dio”,
la più alta professione di fede e di amore!
Secondo
particolare. Offriamo con noi come un’ombra che solleva, come l'ombra di Pietro (nella prima
lettura), l'ombra che guarisce al suo passaggio. Pensate, non una parola! L'ombra, quasi l'assenza del
gesto, l'ombra silenziosa, una presenza che non si nota, l'aria che tu fai
respirare… dà pace, risolleva il cuore, guarisce e rimette in cammino. E’ misericordia
piena!
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