...nell'omelia
ASSUNZIONE di MARIA –
15.08.2019
I meno giovani tra noi ricordano
una domanda del Catechismo di una volta: “Perché Dio ci ha creati?” Risposta:
“Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e goderlo
nell’altra in Paradiso”. Paradiso é la nostra destinazione finale!
Oggi celebriamo Maria, la Madre
di Gesù, assunta al Paradiso, destinazione finale, in corpo ed anima.
L’umanità, la creaturalità completa, anche quanto c’è di fisico nella creatura
entra nel “cielo”, che è Dio. Dopo che Dio è disceso sulla terra, la creatura,
e Maria per prima, ascende, per privilegio divino, alla gloria del cielo. Se
questa è la destinazione finale pure il nostro corpo, e tutto ciò che ad esso è
legato, va rispettato, difeso, curato, secondo il progetto di Dio.
Per giungere alla finale
destinazione c’è un percorso. Per noi – dopo che Dio ci ha fatto “belli e
buoni” – c- il peso del peccato che ci intralcia; quindi interviene la grazia
della Redenzione con Gesù; alla fine ci sarà la gloria della risurrezione che
ci attende, il Paradiso, che è pienezza di vita, d’amore e di gioia.
Per Maria il percorso è più
breve. Ella è l’Immacolata, senza esperienza di peccato per misterioso piano di
Dio. Per cui: “dalla grazia alla
gloria!” Lei, da “piena di grazia” alla “gloria del cielo”! Rimane un segno di
consolazione e sicura speranza per tutti perché anche a noi Gesù e l’opera
della salvezza non sono negati. Sia singolarmente, sia come comunità, poiché
Maria, “donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e la corona di stelle
sul capo”, e soprattutto per colui che porta in grembo e darà alla luce, è pure
immagine della Chiesa.
Dalla grazia - noi redenti, Maria
per privilegio – alla gloria! Questo percorso
si rivela essere anche una lotta con il male e con chi ci istiga ad esso
contando sulla nostra fragilità; satana co tenta, vuole condizionare e
ingannarci nelle scelte nostre, nelle scelte del mondo che non si fida di Dio.
Tante prove, sofferenze, cattiverie, lotte all’egoismo, superbia, odio,
avidità…Ognuno conosce la propria battaglia. Anche Maria l’ha conosciuta.
La sua è stata una lotta nella
fede, nel fidarsi di Dio, e nella fedeltà, nel seguire il percorso del Figlio,
anche se non compreso. In questa sua sequela ci è Madre, maestra, esempio. Ora
ci è aiuto dal cielo, e poiché cielo è pienezza d’amore, non è un luogo
distante, lontano, Ella è qui accanto a noi, affinché attraversiamo il nostro
deserto, sosteniamo la lotta quotidiana, custodiamo questa umanità, questo
mondo, indirizzandoci al Paradiso per il quale siamo stati creati.
Il canto del Magnificat Maria lo
rivolse a Dio sì entrando nella casa di Elisabetta, ma ancor più entrando in
cielo. E’ il canto dell’entrata in Paradiso; il canto che anch’io vorrei
accompagnasse il momento della mia morte. Conferma che la storia mia e del
mondo non finisce in una catastrofe, l’esistenza non si spegne nella tomba, lo
stesso mio corpo, che si dissolve nella polvere, risorgerà per essere assunto
nella gloria del cielo, per una vita ed una gioia senza fine.
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