...nell'omelia
20° Domenica C – 19/08/2019
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Ebrei 12,1-4 - Luca 12,49-53
Cosa
mai sta dicendo Gesù? Parla di liti, di scontri, di divisioni che devono
avvenire, e che non dobbiamo meravigliarci che avvengano. Con tutta la fatica
che facciamo per andare d’accordo persino in casa nostra, in famiglia, ci viene
a parlare di divisione? Si propone come
colui che porta il “fuoco” che sarebbe all’origine di tutto ciò. Questo “fuoco”
è l’amore di Dio! Accensione piena sarà Gesù con la sua testimonianza d’amore
grande fino alla morte e risurrezione. Intanto è “angosciato”!
Alla
lettura di questa “angoscia” di Gesù, mi venivano alla mente le parole sue
stupende che domenica scorsa aveva avuto per gli amici: “Non temere, piccolo
gregge…”. Ma come? Fa coraggio ai suoi e dentro di sé prova questa
angoscia! Non scandalizziamoci: Egli è il Figlio del Padre e conosce il cuore
di Colui che l’ ha inviato, ma è pure fratello nostro che, dice la lettera agli
Ebrei, di cui abbiamo letto un passo (2°lettura), patisce una grande ostilità e
rifiuto dei peccatori. Egli conosce quindi anche le nostre angosce, le
divisioni a cui, come suoi discepoli andiamo incontro.
Se
ci impegniamo seriamente a vivere da discepoli del Signore in casa, per strada,
al lavoro, nella società, in comunità, non sorprende che si realizzino le
parole di Gesù. “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla
terra? No, vi dico, ma la divisione”. Se ci sforziamo di vivere secondo il
vangelo, verranno sì le incomprensioni, le ostilità, il rifiuto. Dobbiamo
mettere in conto tutto ciò.
Oserei
dire di più: non si tratta di patire questi contrasti passivamente, di subirli.
A volte si tratta anche di provocarli! Si tratta di essere “incendiari”! Ma
attenzione: non di appiccare il fuoco e scappare, ma di quelli che accettano di
bruciare in esso. Per essere contestatori, non tanto delle persone che vanno
tutte rispettate e amate, quanto di uno stile di vita o mentalità non
evangelici, per essere “incendiari”, dobbiamo noi ardere di passione e zelo per
il vangelo. Avere il fuoco dentro, il fuoco della presenza di Dio che brucia
senza distruggere e consumare, perché è la passione di Dio per l’uomo, l’amore
di Dio per noi. La nostra vita deve risultare consumata, bruciata, per la
giustizia, per il bene, per poter alzare la voce.
La
fede non è una cosa decorativa. Vivere la fede non è decorare la vita con un
po’ di religione, non è stare neutrali, indifferenti, passivi, conniventi con
il male, l’egoismo, l’avidità, il potere che schiaccia le persone. Di qui le
divisioni per una vera pace.
“Corriamo con perseveranza nella corsa che
ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù”, come ci esorta la
lettera agli Ebrei, senza stancarci o perdendoci d’animo.
“Non perdersi
d’animo” è carità, è avere talmente a cuore il vero bene, per noi e per gli
altri, che non temiamo di essere contestati, derisi, messi in minoranza, messi
a tacere… Pensiamo quello che può avvenire nelle nostre famiglie, a cui fa
preciso riferimento Gesù, nel posto di lavoro, nelle relazioni con gli altri.
Anche tra i suoi parenti vi fu chi lo considerò un pazzo e contestò il suo modo
i vivere predicare. “Non perdersi d’animo” è accettare che l’insuccesso di oggi
possa diventare il successo di domani. E le contestazioni di oggi diverranno
ammirazioni domani, le parole lasciate cadere saranno raccolte come
insegnamenti preziosi in eredità, se con Gesù saremo incendiari d’amore!
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