BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
2° Avvento B – 06.12.2020
- Isaia 40,1-11 - Marco 1,1-8
Come guardare e interpretare la vita? A volte la guardiamo con occhi tristi, rassegnati, velati, oscurati dalle lacrime. Non riusciamo vederci nulla di buono. Dove vuoi o a cosa vuoi che andiamo incontro, secondo in l’invito di queste settimane, se la vita è lamento, paura, rassegnazione. Le notizie cattive ci travolgono. Se, invece, iniziassimo a guardare la vita facendo attenzione a qualche “buona notizia, un po’ di luce comincerebbe a filtrare nel nostro cuore e sul nostro volto, e porterebbe un po’ di bene a noi e attorno a noi.
La vita cristiana ha inizio con una “buona notizia” che si ripete ogni giorno, ogni momento, ogni volta che sentiamo pesante, senza soddisfazione l’ esistenza. Questa “buona notizia” è Gesù. Dovremmo dircela continuamente, portarla nel cuore e averla sulle labbra. Se dobbiamo compiere un percorso, affrontare un impegno, le cattive notizie o prospettive, ci fanno lasciare tutto. Ma se ci raggiunge una notizia che porta con sé speranza, lascia intravvedere la bellezza del cammino e della meta, beh allora, forse non perdiamo né tempo né coraggio. Gesù è la bella notizia, l’inizio che ci mette in moto.
Egli realizza l’esortazione riportata da Isaia nella prima lettura: “Consolate, consolate il mio popolo, dice Dio, parlate al cuore della gente…”. Consolare è toccare il cuore, farlo rivivere, rialzarlo dalla prostrazione. E se il male è grande, la ferità profonda, la consolazione è il doppio del male, va ancora più in profondità della ferita per risanarla.
Consolare, toccare il cuore di chi soffre, non è semplicemente dirci belle parole, ma operare quel ribaltamento descritto sempre dal profeta con immagini di valli colmate, monti abbassati, asperità addolcite, cattiverie tolte di mezzo. Immagini che parlano di un ribaltamento dell’umanità. Si chiama “conversione”.
Non aspettiamo che sia un coronavirus, una pandemia del male, qualsiasi tragedia, a farci cambiare testa, costringerci ad una conversione. Né ci porterà salvezza la rivoluzione del web o dei social ai quali siamo stati costretti a legarci se vogliamo comunicare tra noi, lavoro, scuola, relazioni più care. No, ci vuole una pandemia della Grazia, della pietà e misericordia di Dio, della Sua potenza e tenerezza d’amore. “Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza… Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”.
Tutti i provvedimenti che si prendono con intelligenza, competenza e onestà, ci daranno una salvezza fisica, una guarigione dal male che ci perseguita da mesi. Avremo un vaccino per difenderci. Ma la salvezza più profonda dell’umanità, salvezza che ci viene incontro, sta qui all’inizio: è Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Così l’evangelista Marco apre il suo racconto su Gesù, il cui nome significa “Dio salva”.
Urge conversione di mentalità, pensieri, cuore; conversione nelle scelte di vita e cambiamenti concreti. Urge “convergere” sulla “buona notizia”, su Gesù, con tutto noi stessi, memoria, cuore, intelligenza, volontà. Allora conosceremo la consolazione, ci sentiremo toccare e guarire il cuore, e saremo in grado di farlo l’uno all’altro.
Il profeta Giovanni Battista, con la sua coerenza e onestà, chiarezza e determinazione, ci storni, ci tolga dalle cattive notizie. Anche noi vogliamo vedere la salvezza di Dio, la nostra salvezza, Gesù.
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