BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
3° Avvento B – 13.12.2020
- Isaia 61,1-2.10-11 - 1Tess 5,16-24 - Giovanni 6-8.19-28
Come
preparare i sentieri di Colui che viene a noi? Come rendere
diritta la via del Signore? E’ la continua esortazione di Giovanni Battista che
corre davanti a Gesù per annunciarne la manifestazione ai suoi contemporanei.
Vale anche per noi che ci apprestiamo a celebrare la sua venuta nel Natale.
Innanzitutto accettando la testimonianza di chi ci aiuta o di ciò che attorno a noi ci sveglia dal torpore, fa sorgere domande, di chi scuote il nostro cuore, ci mette alla ricerca della verità, e della salvezza. A volte sono persone che il Signore manda avanti a sé e ci fa incontrare, a volte sono avvenimenti e fatti dell’esistenza che ci interrogano, altre volte sono prove in cui ci imbattiamo, il tempo stesso in cui siamo. Sì, questo tempo può essere un incentivo per muoverci a preparare i sentieri, a rendere diritte le vie del Signore. Non per la paura e il timore, l’ansia che ci prendono, ma perché in questa situazione il Signore stesso osa farci un annuncio che ci sembra poco rispettoso delle difficoltà in cui siamo.
Ma dobbiamo e vogliamo dargli credito. Se ne fa portavoce Paolo: “Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”. Mentre noi siamo spaventati, preoccupati e tristi, la Parola del Signore si fa avanti attraverso il profeta Isaia nella prima lettura, Parola che Gesù applicherà a sé quando inizierà la sua predicazione: “lo spirito del Signore Dio è su di me”, e lo mostrerà con le relative opere di giustizia, bontà, grazia, liberazione. Questo annuncio, questa promessa, ci aiutano a darci da fare con animo giusto, a preparare, l’incontro con il Signore, in ogni momento. Quindi vogliamo dare credito a questa parola, e rimanete lieti nella fiducia e forti in ogni prova.
Un secondo atteggiamento ci viene suggerito direttamente dalla testimonianza di Giovanni. Per rendere diritta la sua via non dobbiamo intralciarla. Non dobbiamo prendere il suo posto. Le domande dei sacerdoti e dei leviti del tempio mandati dai Giudei ad interrogare quest’uomo, gli danno l’occasione per precisare come stanno le cose. E lo fa con la più assoluta sincerità, egli che vedeva le folle accorrere a sé. Non ruba la scena a Colui che sta per venire. “Tu chi sei?...Io non sono il Cristo…Sei Elia?…Non lo sono…Sei il profeta?...No”. Rubare il posto Cristo! Noi lo facciamo quando lo estromettiamo dalla nostra vita, quando lo mettiamo dopo le cose che ci paiono più importanti, la nostra volontà di non cambiare, i nostri interessi. Com’è diverso l’atteggiamento di Giovanni da quello che a noi capita di assumere, noi che vogliamo farci valere mostrando i nostri titoli, a volte potenza e prepotenza, arroganza: “tu non sai chi sono io, lei non sa chi sono io”. Invece: “Io non sono; è un altro Colui che è”, così Giovanni prepara la strada a Gesù, tirandosi indietro, con umiltà: “non sono degno di slegare il laccio del sandalo”.
Con la letizia del cuore per la fiducia che poniamo in Colui che viene e con l’umiltà di cedergli il passo nella nostra vita, noi prepariamo, rendiamo diritta la sua via. Rendiamo retto il nostro cuore!
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