BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
3° Domenica C – 23.01.2022
Neemia, 8,2-10 - Luca 4,14-21
Ogni domenica veniamo qui ad ascoltare la Parola di Dio. Ci auguriamo di sentire una buona parola, provare un’emozione che tocchi il cuore e faccia bene alla nostra vita, La abbiamo qui nel libro. è qui scritta e da qui letta, proclamata a noi riuniti in assemblea, come il popolo di cui narrava la prima lettura. Ma soprattutto E poi questa Parola è nella carne di Gesù, è la persona stessa di Gesù, presente nella piccola assemblea della sinagoga di Nazareth ove osa riferire a sé la profezia contenuta nel testo di Isaia che gli è dato da leggere.
Quell’oggi che Egli ha tenuto a precisare in quella circostanza per annunciare che quanto detto dal profeta era venuto a compierlo, quell’oggi è il nostro, qui adesso, in questa situazione, in questo momento della storia. In questo tempo così travagliato e lacerato, reso persino cattivo, reso tale da noi stessi, si compie il Regno, la Parola che Egli è.
Tutto il popolo d’Israele era consapevole che quando furono trovati i rotoli della Legge smarriti al tempo dell’esilio, poi letti, venerati pubblicamente, che udire quella Parola era la fine della prova in cui erano stati per non pochi anni. Anche noi siamo finiti in una prigionia, che non è semplicemente il virus, il male che sembra non aver fine; molto più lo sono, prigionia e male, invece, la divisione, la lotta, la cattiveria che si sono instaurate tra di noi, ove l’egoismo e la paura per sé ci tengono incatenati. Pure per noi annuncia la salvezza.
Perché, oggi, quella Parola è fatta carne. Gesù, può darci la libertà, non di fare quello che vogliamo, ma di non lasciarci sopraffare da quanto in questo momento ci opprime nel corpo, nel cuore, nelle nostre relazioni, nella comunità umana, nella comunità cristiana, nella stessa famiglia.
Certamente quella Parola, Gesù, ci ricorda e ci riporta al nostro nome: poveri, prigionieri, ciechi, oppressi. Questa la nostra condizione. In vario modo e misura, lo siamo: poveri, prigionieri, ciechi, oppressi. E il peccato, il rifiuto di Dio, pur professandoci credenti o cristiani, vivendo come se Lui non ci fosse o contro di Lui, concorre a questa condizione.
Ma ecco anche i nomi di Dio che quella Parola, sempre Gesù, ci svela e vuole per noi: liberazione, luce, libertà, gioia, grazia. Tutto questo Egli è e offre a noi, oggi! Vogliamo ascoltarla questa Parola, accogliere per davvero Gesù.
C’è una grazia da chiedere: non distogliere gli occhi da Lui. “Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui”. Lo sguardo dipende dal cuore, la vista o la cecità sono lì di casa, e non dimentichiamo, come è stato scritto, che non si vede bene che con il cuore. Educhiamo e aiutiamoci ad avere sguardi dal cuore e allora tutti vedremo la buona notizia dell’amore di Dio, conosceremo il Suo e il nostro vero nome, oggi.
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