BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
2° Domenica C – 16.01.2022
Isaia 62,1-5 - Giovanni 2,1-11
Domenica scorsa, in occasione del Battesimo ricevuto da Giovanni il Battista al Giordano, Gesù si era sentito dire dal Padre: “Tu sei il Figlio Mio, l’amato”. Oggi, con questo “inizio dei segni”, segni che Lui compirà nel corso della sua missione, Egli anticipa quell’ora – oggi si direbbe spoilerare, svelare il finale – che, sulla croce per amore, dirà ancor di più su di Lui. Egli non è solo il Figlio amato in questa umanità, ma è anche lo Sposo amante di questa umanità!
All’inizio della vita pubblica di Gesù si colloca una festa di nozze, perché in Lui Dio ha sposato l’umanità: è questa la buona notizia. Anche se quelli che l’hanno invitato non sanno ancora che alla loro tavola è seduto il Figlio di Dio e che il vero sposo è Lui. A Cana di Galilea questo sposo divino, Gesù, comincia a rivelarsi. E’ lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci svela quale relazione ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore, un matrimonio. E i nostri matrimoni sono chiamati ad essere segno - lo chiamiamo sacramento - luogo, manifestazione visibile di questo mistero, e vanno vissuti come tali, santi.
Dio unito in matrimonio con l’umanità, Dio che ha una storia con l’umanità. E’ anche il nostro modo di dire, no? Quando due si vogliono bene: hanno una storia insieme. Noi abbiamo una storia insieme, Dio e noi, proprio come due amanti! Gesù è lo sposo! Miei cari, ho cercato di immaginare cosa sia o chi sia uno sposo; potreste dirmelo meglio voi, gli sposi stessi, o la sposa. Allora conoscerei meglio il mio Signore, mandato dal Padre a salvare la nostra umanità e a procurarci quanto è necessario per una autentica e gioia della vita.
Da cosa capisco che Gesù è lo sposo, qui, in questo fatto? Fatto il prodigio, il più gratuito tra i miracoli, e magari anche pericoloso per chi ha dipendenze dal vino, - tra mille necessità, malati, poveri, e contagi, Lui si occupa del vino! – Gesù sparisce dal racconto, e colui che dirige il banchetto si rivolge proprio allo sposo di quelle nozze congratulandosi con lui per il vino buono tenuto in disparte per quel momento finale che poteva danneggiare pesantemente la festa. Lo sposo è colui che ha in serbo per tutti gli invitati il vino buono, quello migliore, nel momento peggiore.
Il vino buono? Ricordiamolo, quando nel momento della sua ora, qui anticipata, al banchetto della Pasqua con i suoi discepoli, Gesù offrirà: “Prendete e bevetene tutti: questo è il mio sangue, la mia vita data per voi, a voi”. Per amore! Sì, il vino buono è l’amore di Sua produzione. E’ Lui stesso! La sua vita, la sua morte data per amore. Gesù non disdegna l’ “acqua” del nostro amore, di quello che ci resta del nostro volerci bene, ma, segnalata la cosa da Maria, vera maestra di tavola, interviene a valorizzarlo e trasformarlo nel Suo.
Carissimi, “non hanno vino”! Può succedere anche a noi, nelle nostre famiglie. La vita s’intristisce, la festa finisce, ma non è questa la volontà di Dio che ha sposato l’umanità. E allora, accogliendo la strana raccomandazione della Madre di Gesù ai servi – riempire le anfore dove gli invitati di purificavano, si lavavano mani e gomiti, prima di stare al banchetto – “qualsiasi cosa vi dica, fatela”, diamo fiducia a Gesù lo, Sposo. Rileggendo le parole profetiche della prima lettura, egli non tace e non si dà riposo, per la sua sposa, per noi; ci onora, ci protegge, ci custodisce, perché noi siamo la sua gioia, la sua delizia. “Sì, come lo sposo gioisce per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te”. Lo crediamo!
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