BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
1° Quaresima C – 06/03/2022
Luca 4,1-13
Gesù, guidato dallo Spirito nel deserto, dove viene tentato dal diavolo, non vive un semplice apprendistato prima di cominciare la Sua predicazione sull’amore del Padre, la buona notizia del vangelo. Il Suo apprendistato, se così si può dire e se ne avesse avuto bisogno, l’aveva fatto accanto a Maria e Giuseppe, per trent’anni a Nazareth. Nemmeno va nel deserto per darci semplicemente il buon esempio, quasi una finta per farci coraggio. No, no, ci va perché è pienamente solidale con noi che del deserto, non quello fisico, materiale, abbiamo familiarità.
Poiché deserto, visto dalla nostra parte, significa prova, fatica, tentazione, motivo di disperazione, ma anche occasione di maturazione, luogo che ti fortifica o ti schianta. Dalla parte di Dio, che vede la nostra condizione, è luogo di fedeltà, di vicinanza, di sostegno; luogo per farci conoscere l’amore di Dio, come lo è stato per il popolo di cui narra la prima lettura che riporta all’esperienza di Israele che esce dall’Egitto. Dalla parte di Dio, il deserto è il luogo della Sua Parola, il luogo dove Egli parla.
Gesù, nel deserto, ha fame, si nutre e vive di questa Parola. E con l’aiuto di questa Parola affronta tre tentazioni che promettono grandi successi, tre strade autentico inganno per Lui, ma anche per noi.
La prima, la strada dell’avidità di possesso. La logica insidiosa del diavolo parte dal naturale e legittimo bisogno di nutrirsi, di vivere, di realizzarsi, di avere soddisfazioni e risultati, di essere felici, per spingerci a credere che tutto ciò è possibile senza Dio, persino contro di Lui. Gesù si oppone dicendo: “Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”.
La seconda tentazione: la strada della gloria umana. Il diavolo dice: «Se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Si può perdere ogni dignità personale, ci si lascia corrompere dagli idoli del denaro, del successo e del potere, pur di raggiungere la propria autoaffermazione, l’ebbrezza di sentirsi grandi, persone di successo che tutti applaudono. Gesù non si lascia vincere da queste insinuazioni, e risponde: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai».
E poi la terza tentazione: strumentalizzare Dio a proprio vantaggio. Al diavolo che, citando le Scritture, lo invita a cercare da Dio un miracolo eclatante, Gesù oppone di nuovo la ferma decisione di rimanere umile, rimanere fiducioso di fronte al Padre: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore tuo Dio”». E così respinge la tentazione forse più sottile: quella di voler “tirare Dio dalla nostra parte”, di servirci di Lui chiedendogli grazie che in realtà servono e serviranno a soddisfare il nostro orgoglio.
Sono queste le strade del tutto estranee al modo di agire di Dio; sono opera di Satana. Gesù, affrontando in prima persona queste prove, ci indica i rimedi: la fede in Dio, la certezza che Egli ci ama, e l’ascolto vero della Sua Parola che, scrive Paolo nella sua lettera, “è vicina a te, sulla tua bocca e nel tuo cuore”. Se da questa Parola conosceremo il bene che Dio ci vuole, anche ogni tentazione, persino ogni caduta dalla quale non manca di rialzarci con la sua misericordia, diverrà un’opportunità per essergli fedeli e camminare dietro di Lui, salvezza nostra vita e di questo mondo. E la Quaresima, un tempo do grazia!
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