BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
20° Domenica A – 20/08/2023
Isaia 56,6-7 - Romani 11, 13-15.29-32 - Matteo 15,21-28
Gesù non solo osa
camminare sul mare, dove sorprende e soccorre i suoi che si trovano in cattive
acque, come narrava il vangelo domenica scorsa, egli pure sfora nel suo andare
ad annunciare la buona notizia del vangelo entrando in una zona che non sarebbe
di sua competenza, secondo la mentalità dei suoi discepoli, perché terra di
pagani. E sembra che tale mentalità abbia
presa anche su di lui, vista la risposta che dà alla donna che chiede aiuto: “Non
posso farti niente. Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della
casa d'Israele”. Eppure l'amore di Dio non ha confini!
Questa donna pagana, una mamma, grida a Gesù di aver pietà di lei e di sua figlia: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. E’ un grido che attesta una grande sofferenza. E’ il grido di una donna, di una mamma, più che legittimo, sacrosanto, un grido d’amore prima ancora che di dolore; se una mamma alza la voce non lo fa mai semplicemente perché le saltano i nervi, o per attirare l’attenzione, o per avere ragione. E’ l’amore che non si contiene! E qui abbiamo una prima manifestazione di fede, anche se la conoscenza di Gesù è limitata. La fede è l’amore che grida per gli altri, sono le lacrime che versiamo per gli altri, è l’insistente supplica di chi sta nella prova, di chi resiste ad ogni scoraggiamento, sempre per gli altri. E la mamma di questa figliola ce lo insegna, e lo insegna ai discepoli di Gesù, a Gesù stesso, che scopriamo poi meravigliato.
Mi intriga per un istante il silenzio di Gesù. Questi e i discepoli suoi si
trovano davanti alla sofferenza di una mamma. E nel mondo, è stato giustamente
detto, c’è più sofferenza che peccato! E allora perché il silenzio di Gesù? Per
mettere alla prova la fede della donna? Per farla crescere? Io penso che Dio
non ha parole davanti alla sofferenza dei figli o, meglio, ne ha una Gesù
stesso. Avviciniamolo con la determinazione e l’umiltà di questa mamma.
“Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Non si tratta di vedere il demonio in ogni sofferenza o tragedia, in ogni storia di dolore e lacrime. La nostra responsabilità nell’infelicità di tanti è innegabile, ma ci sono situazioni che ci lasciano interdetti. C’è un demonio! E’ una battuta! Non vogliamo vedere il demonio ovunque, soprattutto quando c’è di mezzo la nostra responsabilità. Ma è proprio solo una battuta? Per il ministero che la Chiesa mi ha affidato, non sbrighiamocela così facilmente, ma nemmeno sottovalutiamo l’opera di chi è interessato all’infelicità delle creature, e a intralciare l’amore di Dio che non conosce confini; un amore “cattolico”, universale; Egli è attratto, toccato, smosso, a lui interessa più la vita dei suoi figli che la fede, imperfetta, che possono professare.
Neanche tanto imperfetta! “È vero, Signore”, disse la donna, “eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. La pronta risposta a Gesù che sembra tirarsi fuori e lasciar cadere il grido della donna, lo inchioda! Una risposta data con confidenza, poiché la donna si è avvicinata a Lui, e con umiltà, gli si è prostrata davanti, ma anche con tanta fortezza e determinazione, motivate dall’amore per quella figlia. Al che Gesù non può resistere: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. Si accontenta di poco, ma ottiene molto, la guarigione della figlia.
La presenza di Gesù è una manciata di briciole d’amore che non vogliamo lasciar perdere, e raccogliamo in piccoli segni di bontà attorno a noi; ma anche, a nostra volta, non dobbiamo aver paura di lasciar cadere dalla nostra tavola perché non muoia chi ha bisogno di pane e di aiuto, di liberazione e speranza. Sì, il vangelo va dato in briciole!
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