BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
19° Domenica A – 13.08.2023
1Re 19,9-13 - Romani 9,1-5 - Matteo 14, 22-33
Sia l’uomo di Dio, Elia, sia Pietro con i suoi compagni, venivano da due esperienze esaltanti. Dio, con l’aiuto di Dio, aveva vinto la sfida con i sacerdoti di Baal, e i discepoli di Gesù, avevano assistito e partecipato al prodigio della moltiplicazione dei pani con cui era stata sfamata una grande folla. Elia è costretto a fuggire, minacciato di morte, non vive una situazione tranquilla, cerca di essere rassicurato e protetto. I pescatori sono costretti addirittura da Gesù ad avventurarsi in mare in un’ora insolita e con il tempo nulla promettente di bello.
Cosa succede? Elia, solo e spaventato, attende di sentire la presenza di Dio per il quale ha combattuto. Ha bisogno di sentirlo vicino, e questo avverrà non nel vento impetuoso, nel terremoto che spacca le rocce, nel fuoco, ma nel sussurro di una brezza leggero, un silenzio sottile, una carezza, Così Dio ci è accanto nelle nostre battaglie per Lui, quando, a fronte di tutte le difficoltà e contestazioni che ci fanno fuggire, gli rimaniamo fedeli. Anch’io attendo questa visita, che avviene in un invito ad uscire dalla mia tristezza e paura, in un sorriso che incontro, in un gesto di bontà, in un contatto con la natura, in un’immersione nel silenzio, in tramonto, un’alba, persino in una notte.
Sì, anche in una notte buia, nel mare agitato, con il vento contrario. Eppure io sono lì, in quella situazione perché il Signore mi ci ha mandato, mi ha fatto prendere il largo, nella mia famiglia, nel mio lavoro, nella missione affidatami. Vuoi che mi lasci solo quando la navigazione si fa difficile? Assolutamente no! Quando le forze sono allo stremo dopo una nottataccia a gestire la barca dove con me ci sono i mei cari, i miei sogni, i miei progetti? Una barca alla quale ho detto di sì perché avevo visto cosa sapeva fare il mio Signore quando ha sfamato tanta gente? Sì, anche in una notte così e tra onde infide, burrascose, il Signore mi e ci viene incontro. Tanta è la paura e la confusione. Ci vedo bene o è un fantasma, una mia impressione? Quando hai paura, quando hai perso la speranza, anche se il Signore arriva, ti sembra un fantasma: non riesci a credere che sia possibile. E poi Gesù arriva solo alla fine della notte! Se i discepoli credono di vedere un fantasma, non hanno tutti i torti: sono atterriti e stanchi.
Se Dio è venuto in soccorso di Elia con un silenzio sottile, una carezza, qui, una parola rassicurante: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”; poi accettando una pretesa audace che vuole metterlo alla prova - e quante volte noi lo facciamo! Magari senza poi obbedirgli”- “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”; infine, con una mano tesa per aiutarci, perché neanche noi siamo troppo convinti di quello che gli chiediamo: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Comunque vadano le cose, le nostre fughe, le nostre notti, le nostre tempeste, il Signore non ci lascia soli, non ci abbandona. In ogni avvenimento della vita, lieto o triste, di festa o di preoccupazione “nel gemito e nel giubilo del creato”, Egli ci viene incontro. Con Lui riprende il cammino, come Elia dopo quella esperienza che sa tanto di intimità; con Lui salito sulla nostra barca, questa ritrova la calma, il vento contrario cessa, o almeno non ci spaventa più. E poi la cosa più importante non è che la tempesta finisca, ma avere la certezza che Dio non si è dimenticato di noi, di me. E’ davvero il Figlio di Dio, la nostra salvezza.
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