BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
19° Domenica C – 10.08.2025
Luca 12,32-40
Approfittando di una strana richiesta che Gesù aveva ricevuto, narrava il vangelo di domenica scorsa: “Signore, dì che mio fratello divida con me l’eredità”, aveva detto chiaramente di non cedere all’avidità e che è importante più di tutto arricchirsi davanti a Dio. Come ci si arricchisce davanti a Dio? Semplice – risponde oggi Gesù – vendete ciò che avete e datelo in elemosina. E a proposito dell’elemosina troviamo queste parole di un saggio nella Scrittura: “Da’ i tuoi beni in elemosina. Non distogliere mai lo sguardo dal povero. La tua elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, da’ molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l’elemosina libera dalla morte e salva dall’andare tra le tenebre. L’elemosina è un dono prezioso davanti all’Altissimo” (Tb 4,7-11; Cf. Sir 3,29-4,10; 29,8-13).
E sull’urgenza di fare quello che Gesù raccomanda, ecco l’avvertimento di non farci cogliere di sorpresa quando dovremo rendere conto del nostro agire. Lo fa con tre parabole. Noi ci fermiamo alla prima dove si narra di un signore che è uscito per andare ad una festa di nozze ed ha lasciato a casa i suoi servi. Questi sanno che il padrone tornerà, ma non conoscono l’ora: potrebbe giungere nel bel mezzo della notte o poco prima dell’alba ed essi devono essere pronti ad accoglierlo. Quando e come viene il Signore e che significano queste immagini enigmatiche?
La risposta che ci viene spontanea, e che di solito ci prende, è: bisogna essere preparati per accogliere il Signore al termine della vita. Ma è troppo poco. Nella nostra vita ci sono altre venute improvvise del Signore… un incontro, un episodio, una parola, un fatto, una situazione…venute che colgono di sorpresa come quelle di un ladro. A differenza a che questo si presenta non per rubare, ma il Signore viene per salvare, per invitare, anche con forza, ad accogliere il regno di Dio.
Per essere preparati occorre essere vigilanti, e la vigilanza equivale alla costante disponibilità al servizio. Il cristiano non ha momenti liberi in cui può ripiegarsi su se stesso nella ricerca del proprio tornaconto, momenti in cui non è pronto a soccorrere chi ha bisogno del suo aiuto.
Due immagini descrivono in modo efficace il discepolo vigilante: egli ha la cintura ai fianchi e mantiene la lucerna accesa. Non spegne la luce, non mette sulla porta di casa il cartello “non disturbare, sto dormendo”. Chiunque ha bisogno di lui deve sapere che egli è a completa disposizione. Ha le vesti sempre rimboccate.
Sappiamo bene che non è facile agire come il Signore desidera che facciamo. Ci capita di estrometterlo dalla nostra vita, dimenticando che siamo chiamati a servire, e ci comportiamo da padroni egoisti e arroganti, prepotenti verso gli altri “servi e serve”.
Ma a fronte di questa difficoltà, ecco due parole di consolazione, che non è rassegnazione, ma incoraggiamento forza; due parole che portiamo con noi oggi. La prima: “Non temere piccolo gregge…” E’ come ricevere delle coccole, delle attenzioni affettuose, che fanno sempre bene, e che fanno sperare bene. “…perché al Padre vostro è piaciuto darvi il regno”. L’altra è la realizzazione della promessa: “Beati quei servi che egli troverà svegli. Si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Saremo sorpresi, dall’inversione dei ruoli: il Signore, Lui a nostro servizio. Sarà la nostra beatitudine. Saremo beati, cioè avremo una riprova di quanto siamo amati. Queste parole sono un po’ come il nostro tesoro, ed è in queste che pone fiducia il nostro cuore.
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