domenica 17 agosto 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

20° Domenica C – 17/08/2025 

Ebrei 12,1-4    -   Ebrei 12,1-4   -  Luca 12,49-53

Partiamo da quello che succede al profeta Geremia, uomo di Dio, e si ripete anche oggi. Tutti coloro che annunciano la parola di Dio sono sempre trattati allo stesso modo. Il loro messaggio, prima o poi, si scontra con gli interessi dei potenti e questi cominciano a perseguitarli, cercano in ogni modo di metterli a tacere o addirittura di eliminarli. Basta pensare a cosa va incontro chi, credente o no,  osa criticare i comportamenti scorretti di chi detiene il potere, chi denuncia ingiustizie, furti, disonestà sul lavoro, chi rifiuta la violenza come mezzo per ristabilire la giustizia, chi osa alzare la voce contro guerra e genocidio, commercio delle armi, e reclama la pace.  Il Signore però non abbandona i suoi profeti perseguitati, isolati, gettati nel fango.

Perché meravigliarci di questo quando Gesù ha detto di non essere venuto a portare la pace, ma la divisione; è venuto a portare un fuoco sulla terra, e vuole che sia acceso, e tenuto ben vivo. Cos’è questo fuoco? Cos’è questa divisione? E’ il rifiuto, la conseguenza inevitabile di non cedere alla mentalità di questo mondo, alle pastoie di chi vorrebbe reggersi sulla forza, sulla violenza, sull’arroganza; l’umanità che cancella Dio, o peggio se ne vuol servire per dominare, schiacciare, invece di servire. Questa divisione è nel mondo, lo vediamo. E sembra prevalere il male.

Questa divisione è nelle nostre famiglie, dove la sofferenza è tenuta nascosta. Questa divisione è persino nel nostro cuore che si abbatte e si rassegna a subirla. No, non la neghiamo, né la evitiamo, ma la affrontiamo nella verità. Bisogna chiamare le cose con il loro nome e non giustificare il male che viene commesso; bisogna denunciare, diceva il santo Vescovo Tonino Bello, stoltezze, ingiustizie, cattiverie; e aggiungeva, bisogna annunciare il bene che il Vangelo di Gesù ci indica fino al perdono; e completava precisando che bisogna rinunciare al nostro quieto vivere, e per questo essere disposti a pagare. La scelta di essere cristiani costa. Gesù non è venuto per il quieto nostro vivere, ma per darci un vita piena, e coraggiosa, sconvolgente, controcorrente, accesa d’amore, di giustizia, di misericordia.

E allora cos’è il fuoco che sembra alimentare questa divisione, questa lotta, e che Gesù si augura, vuole che, invece, sia bene accesso? E’ l’amore che era in Lui, lo Spirito che l’animava, lo muoveva, gli dava coraggio di stare dalla parte dei poveri, degli ultimi, di riprendere con forza i superbi, i presuntuosi, di accogliere i peccatori, i fuorilegge, di offrire loro perdono e nuova vita. E’ il fuoco della verità e della carità che dovrebbe ardere anche in noi. E’ il fuoco della verità evangelica che solamente la carità può tenere acceso; cioè il bene che vogliamo agli altri e per gli altri. Sì, può essere legittimo, finanche doveroso, non scandalizzarci e sostenere tale divisione in nome del Vangelo, che spesso comporta il disprezzo e la derisione del mondo, anche di casa nostra, che vorrebbe spegnere il fuoco acceso da Gesù in noi, il fuoco della sua parola, il suo messaggio di salvezza. La fede è un fuoco; è Gesù che dà fuoco alla nostra vita; e attraverso di noi vuole, invece, incendiare il mondo spegnendo focolai, roghi di guerra, e di morte.

In una famiglia c’è chi questo fuoco lo lascia morire, chi lo spegne volutamente, chi lo tiene vivo, e magari lo può fare solo nel proprio cuore, altre volte tenta di offrirlo agli altri…E così la divisione non ha termine. E rimane benedetta questa divisione, perché per alcuni è luogo di testimonianza, per altri sempre offerta di salvezza, opportunità che la misericordia mai nega a nessuno.

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