BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
Assunzione della Vergine Maria - 15.08.2025
Apocalisse 12,1-10 - 1Cor 15,20-27 - Luca 1,39-56
Nel cuore dell’estate la liturgia c’invita a celebrare la Vergine Maria assunta in cielo, e nel nostro cuore deve far breccia la verità di questo prodigio: la Madre di Gesù, ora nostra madre per dono del Figlio, vive la sua Pasqua nell’eternità con Lui, con tutta la sua umanità, la sua corporeità, la sua anima, senza conoscere la corruzione della tomba. Noi dovremo passare per questa, ma la condizione di Maria, che non ha conosciuto peccato, rimane di consolazione e speranza per noi, suoi figli.
Intanto c’è un cammino da fare, un viaggio, che possiamo avvicinare a quello di Maria che, saputo della gravidanza della cugina Elisabetta, compie. Lo fa con gioia, che poi esplode, lo fa con carità, per venire incontro alle necessità della situazione che soccorre. Esce di casa e, di fretta, si mette in viaggio. Il nostro cammino in questa esistenza non può essere diverso da questo, portatore di liete notizie e di premura. Grazie al dono della fede, per quanto piccola, all’aver accolto Dio nella nostra vita, aver detto sì, con qualche timore a dire il vero, andiamo agli altri. Nel comunicare quello che crediamo e cerchiamo di vivere in umiltà, crescerà in noi, si rafforzerà, quanto il Signore ci ha donato. Se lo teniamo soltanto per noi, e non ci è dato per questo, priveremmo il mondo della speranza di una vita nuova. In mezzo agli altri, invece, manifestiamo la novità mediante la carità, ampliando la gioia di tutti.
E’ un viaggio non facile, con pericoli e ostacoli da superare. La prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, con immagini che destano spavento e timore, a segnalare la prova, non ci nasconde la lotta che dobbiamo sostenere. E’ una guerra senza fronti dove una “Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle” si trova ad affrontare un dragone per difendere il bambino appena nato. Al di là delle immagini, questa “donna” può essere la Madre di quel bambino in cui sta la salvezza del mondo che il nemico, il male e chi lo gestisce, vorrebbe eliminare; ma può essere anche la Comunità dei credenti, la Chiesa, può essere l’umanità intera. Siamo, quindi, noi, che non possiamo sottrarci al combattimento che avviene in questo viaggio e che, però, affrontiamo non da soli e con fiducia.
Sì, con fiducia! Perché siamo destinati non più a grida di dolore e di rabbia, ma al canto della vittoria e della battaglia. E l’inno che Maria, in visita ad Elisabetta, ben eleva a Dio; Dio che sconvolge i superbi e soccorre gli umili e i piccoli, grazie alla Sua misericordia, giusta e potente. Mentre combattiamo, alleniamoci a questo canto di lode e riconoscenza davanti a tante piccole vittorie sul nostro egoismo e sulle trame di chi ci vuol far perire. E’ un canto profetico, cioè un canto che ci fa andare avanti, non è solo da cantare alla fine, ma ci dà forza di andare avanti, è il canto di chi cammina. E’ un canto di battaglia.
Troviamo modo di ringraziare Dio non solo per Maria Assunta in cielo, augurio per tutti noi, ma anche per quotidiani segni che non siamo soli e che il bene non necessariamente è condannato a soccombere. La vittoria di Cristo che ha posto la morte sotto i suoi piedi, e alla quale oggi, in quella solennità, riconosciamo partecipi Maria di Nazareth, sarà anche nostra; anzi lo è perché noi viviamo già nella risurrezione avendo in noi il Suo Spirito. Canta e cammina! Con Maria!
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