lunedì 13 ottobre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

28° Domenica C – 12.102025 

Lc 17,11-19

Possiamo correre il pericolo di ridurre il messaggio del Vangelo di oggi ad una lezione di galateo: bisogna ricordarsi di dire grazie a chi ci ha beneficato. Troppo poco. Il lebbroso samaritano è additato a volte a modello di riconoscenza e nulla più.

Ma il samaritano ha capito che Gesù era più che un guaritore. Noi, a costui spesso ci rivolgiamo nelle nostre tribolazioni, prove, malattie fisiche e morali; cerchiamo sollievo, consolazione, guarigione. “Gesù, maestro, abbi pietà di noi”.  È buona cosa, ma non è sufficiente.

Nel suo gesto di tornare indietro lodando Dio e gettandosi ai piedi di Gesù per ringraziarlo, il Samaritano ha colto il messaggio di Dio. Lui ha sorprendentemente intuito che Dio ha inviato colui che i profeti hanno annunciato. Ha intuito che non è vero che Dio sta lontano dai lebbrosi, che li sfugge, che li rigetta. Ed è questo che ora doveva testimoniare a coloro che, in nome di Dio, emarginano e allontanano quelli che sono ritenuti indegni: e cioè che il Signore è apparso in mezzo a loro e risana. Questo è il vangelo, la buona notizia: nessuno viene allontanato.

Ritorniamo al grido dei lebbrosi “Gesù, maestro, abbi pietà di noi”. Anche noi, in qualche modo e misura intaccati nella nostra integrità e salute, umilmente con fiducia ci rivolgiamo a Lui. E Lui ci chiede, con la Sua parola, di fidarci di quanto ci indica. Ai poveri lebbrosi indica di osservare la legge, presentarsi ai sacerdoti del tempio per verificare quella guarigione che sarebbe avvenuta lungo la strada, proprio grazie a questa fiducia e obbedienza.

È da notare che questi sfortunati non gli chiedono comunque la guarigione, ma che solo senta compassione, che si intenerisca di fronte alla loro condizione disperata. La guarigione, poi, non è immediata, ma lungo la via, come a dire che c’è un percorso che va fatto assecondando la Parola del Signore, come avviene anche per il lebbroso di cui parlava la prima lettura.

C’è un altro particolare in questo episodio: non si parla di uno, ma di dieci lebbrosi! Certamente questa solidarietà nella disgrazia non lo lascia indifferente. C’è il detto amaro: “mal comune mezzo gaudio”, ma qui, nel dolore che affligge questi lebbrosi, quel gruppo e la sua supplica unica ha un potere più forte per toccare il cuore di Gesù. I dieci lebbrosi non cercano di salvarsi ognuno per proprio conto. Vanno insieme alla ricerca di Gesù. La loro preghiera è comunitaria: “Gesù, maestro, tu che comprendi la nostra condizione, abbi pietà di noi”. Dobbiamo metterci insieme per chiedere la pace, la fine di ogni cattiveria, la giustizia; non ognuno preghi per sé, al singolare. Lo può fare, ma più forte è il grido di tutti.

Infine, qual è il bene più grande? Certamente ci sta a cuore la guarigione, la salute. Ma la salvezza sta dal passare dalla gratitudine al riconoscimento, magari lento, di Gesù, il Figlio di Dio venuto per darci pienezza di vita, l’amore che vince ogni male, ogni lebbra, ogni morte.

 

Nessun commento:

Posta un commento