lunedì 27 luglio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

17° Domenica A – 26.07.2026

Matteo 13,44-52

Ancora parabole e parole che ci dicono qualcosa Regno di Dio, questa novità che il Vangelo è venuto a portare. Operatore principale di questa novità è il seminatore, generoso tanto da apparire sprovveduto e sprecone nel gettare il buon seme su ogni terreno, quanto paziente e fiducioso nell’attendere che cresca anche se contrastato dalla zizzania. Tutto agire di Dio.

Ma in questa novità entra in scena anche l’uomo dal cuore inquieto, potremmo dire ricordando le parole di Sant’Agostino, che, mai sazio, va in cerca di un bene sempre più prezioso, una perla di grande valore, per la quale vale la pena non fermarsi mai, non accontentarsi mai di quello che si ha. Oppure l’uomo che fatica umilmente nel campo, che pure non è suo, e incappa in un tesoro nascosto.

Qual è il nostro compito, la nostra responsabilità in questa collaborazione al progetto di Dio?

Innanzitutto, per alcuni, è cercare, rispondere ad una chiamata del cuore. Cercare è faticoso, domanda tempo, saggezza, un cammino, discernimento, a volte una guida, un aiuto per non cadere in inganni. Cercare per incontrare il Signore, la perla preziosa. Con umiltà instancabile!

Poi, Vendere! Rinunciare a ciò che si possiede per comprare qualcosa che è vantaggioso e grande. Vendere e comprare: due operazioni che conosciamo molto bene nel nostro quotidiano vivere, ma che non sempre ci riescono indovinate. Non mancano, imbrogli, trovarci con delle patacche invece che con veri tesori, con qualcosa che per quanto bello, si svaluta in poco tempo. Rinunciare a ciò che il mondo spaccia per preziosi, a ciò che ci affascina, ma dura poco, e scegliere il Vangelo.

Con sapienza intelligente!

Vendere per comprare non riguarda solo chi cerca, ma anche chi il tesoro se lo ritrova nella fatica della vita quotidiana, nella realtà, nei luoghi di tutti i giorni. Esso è nascosto perché è dono. Il contadino non lo cerca: ci inciampa, e questo significa che il Regno, questa novità che può cambiare l’esistenza, precede l’uomo; la sua scoperta è grazia, non merito. L’uomo lo nasconde di nuovo, lo difende. Ecco l’operazione del contadino. Noi dobbiamo difendere, di questi tempi, il nostro tesoro, il Vangelo!

 Con Coraggio senza resa.

In un clima particolare che, sì, dice che abbiamo trovato davvero la perla o il tesoro, Cristo Signore; una ricchezza, un autentico investimento, ed è la gioia, più grande di ogni timore che il rischio comporta. Sorpresi dalla gioia che niente e nessun rovescio può toglierci.

Custodire la gioia è il nostro compito, perché abbiamo fatto l’affare della nostra vita!

Cercatori di perle preziose o fortunati scopritori di tesori, il Vangelo, Cristo Gesù, il Regno, qual si voglia dire, questo tempo della ricerca o il momento del ritrovamento diventa il tempo della decisione. Ed è forse la fatica maggiore: “Noi che ti abbiamo seguito che cosa otterremo in cambio?” è stata domanda degli apostoli che voglio conferma al Maestro. Risposta di Gesù: “avrete cento volte tanto e la vita in pienezza”.

Fiducia illimitata. Così il Regno viene.

domenica 19 luglio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 16° Domenica A – 19.07. 2026

 Matteo 13,24 -43

 

Povero buon seminatore, quello che getta il seme con grande generosità, che sembra uno sprecone, uno sprovveduto, ma che in realtà ha del buon seme tra le mani, di alta qualità e ama ogni terreno per cui non si risparmia la fatica. Era la parabola di domenica scorsa. Buon pastore che arriva a fare di un pezzo di terreno, un terreno buono perché questo si apre ad una accoglienza sincera. Infatti, è la Parola che trasforma alla fine il terreno. È la Parola che trasforma il cuore. 

 Ebbene, povero questo buon seminatore che vede il suo lavoro vanificato. Glielo fanno notare i suoi zelanti collaboratori, che mettono in dubbio che abbia fatto una cosa buona e intelligente. Dubitano di Lui e della qualità della Sua opera. Le erbacce sono arrivate ad intaccare il terreno buono, a disturbare chi ha risposto positivamente, a rompere, scusate l’espressione, le palle a chi fa del bene, a soffocare ogni bella novità che attecchisce nel cuore e in questo mondo. Come reagisce questo seminatore? Tanto è fiducioso in quello che ha seminato, tanto è fedele nella passione verso quel terreno, tanto è paziente!

Impariamo da Gesù la generosità, impariamo la pazienza! Questi due atteggiamenti Egli li tiene verso di noi. Noi siamo il terreno che egli ama e di cui si prende cura; noi siamo il terreno, in cui, per rispetto della nostra libertà, lascia spuntare anche ciò che non è buono; noi siamo il terreno che qualcuno, un nemico, vuol rovinare. Ci vuole pazienza e prudenza per non rovinare tutto vigilando certamente perché nessuno vi semini erba maligna, né in noi, né negli altri che ci stanno a cuore; pazientare e avere fiducia che il buon seme cresca e rafforzandosi non sola resista, ma anche arrivi a rendere inutile chi vuole rovinare tutto, e magari compiere un miracolo impossibile, la riconversione o almeno la sparizione della zizzania.

Da dove nasce questa fiducia nell’impossibile miracolo? Da cosa sono sostenute la nostra pazienza e fiducia? Ed ecco che a coronamento di questa parabola vengono altre due brevissime: la piccolezza del seme la cui vocazione nulla può fermare o soffocare, cosicché il bene può convivere con il male, lo può pure riconoscere e, secondo una parola della prima lettura che facciamo nostra “ tu giudichi, o Dio, con mitezza e ci governi con molta indulgenza”; e arrivare, come detto, anche a trasformare quanto meno chi del male è preda o vi si adatta. Possibile tutto ciò? Bellissima la conclusione sempre della prima lettura, piena di speranza: e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. E qui entra in azione la potenza del lievito che, a fronte di questa presenza che sembra voler conquistare il mondo fa crescere il bene. Se il male conquista terreno, il cuore, la società, il bene, come lievito nella pasta, può farlo fermentare quale Regno di Dio, luogo che Dio abita ed è accolto.