lunedì 12 novembre 2012

OMELIA


32° Domenica B – 11.11.12

- 1Re 17,10-16
- Marco, 12,38-44

Prima di chiudere la propria vicenda terrena, Gesù ci lascia alcuni fotogrammi di vangelo particolarmente significativi. E’ il caso di dire che “impressiona” la nostra vita mettendoci in guardia dagli scribi a cui piace farsi vedere, avere i primi posti, essere onorati, approfittare degli altri, dei più poveri; e segnalando invece con ammirazione una donna, vedova povera, che, probabilmente senza dare nell’ occhio, depone il suo obolo, la su offerta nel tesoro del tempio. Solo Gesù si accorge perché egli guarda “come” e non quanto la gente dà e fa. L’amore si misura nella qualità del dare, cioè nel cuore, in questo caso anche nell’umiltà a fronte dell’esibizione degli scribi, più che nella quantità che è possibile ai ricchi, ai benestanti.

La prima bella notizia che accolgo da questo episodio sta proprio nello sguardo di Gesù a cui non sfugge quel poco che io sono in grado di dare e di fare, sa ammirare, apprezzare e si compiace, di come io agisco ogni giorno nel mio piccolo. L’amore fa grande le cose piccole. Chi le compie ma anche chi ne è testimone, chi sa vederle e benedirle.
“Amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima con tutta la mente, con tutte le forze…”, l’avevamo sentito otto giorni fa. Oggi ritorna questo aggettivo, che chiamerei “sostantivo” perché parola che dà sostanza alla vita intera. “Vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Tutto è parola non di quantità, ma di qualità. Per Gesù non c’è il poco, ma il tanto amore. Il suo sguardo promuove e benedice il nostro poco!

La seconda bella notizia, così la leggo anche se sono parole pungenti,  è pure la messa in guardia non da peccatori, miscredenti, o fuorilegge, ma dai rappresentanti e detentori della dottrina, e dall’ostentazione con cui può capitare anche a noi di agire come gli scribi che tra altro si arrogavano il diritto di giudicare gli altri perché loro la legge la sapevano lunga e bene. “State attenti!”
E’ buona notizia perché ci avverte che ciò non è gradito a Dio, e quindi fa parte di quell’educazione a cui anche nella Chiesa c’è bisogno. Permangono, purtroppo, ancora tra noi usi e costumi persino ecclesiastici che ripetono lo stile degli scribi (vesti, saluti, onori, vantaggi, apparenza…) e che stridono paurosamente con questa figura del vangelo, figura di donna su cui Gesù porta il nostro sguardo sedotto purtroppo da altri, mondani, criteri. “Fra voi non è così”, aveva detto Gesù qualche passo addietro.

La terza bella notizia è questa donna che insegna la segretezza del vangelo, il nascondimento della carità, la totalità del dono. E a proposito della fede, visto che siamo in questo cammino, il maestro Gesù ci affida a questa nuova maestra, il cui gesto estremo dice la fede estrema in Dio. Se dai del superfluo, come fanno tanti, anzi tutti, dice Gesù, puoi confidare ancora su ciò che ti rimane, è un bene sicuro, un bene a cui puoi attingere risorse per la vita. Ma se hai dato tutto? L’unico su cui puoi confidare è il tuo Dio.

Compagna fedele della vedova povera del vangelo è l’altra vedova, quella della prima lettura che in più conosce l’angoscia di dar da mangiare al figlio. Non è che la fede sia l’atteggiamento di chi è agli estremi, quasi una rassegnazione a cui non si può sfuggire. Nel gesto delle due donne, una nel tempio e l’altra per soccorrere l’uomo di Dio, il profeta, è la consegna della propria vita, di quel poco che ancora c’è. Come si fa ad avere fede? Dove risiede la nostra fiducia?  Nella promessa di Dio: “La farina nella giara non si esaurirà, e l’orcio dell’olio non si svuoterà…”; promessa di un amore che non ci abbandona e a cui non sfugge nulla della nostra povera esistenza, promessa che si è realizzata in Gesù.





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