DEFUNTI - al cimitero - 01.11.12
- Giovanni 11,21-27
La parola rivolta da Gesù a Marta che piange con la sorella Maria la morte del fratello Lazzaro, è la parola che Gesù rivolga anche a noi, a tutti e ciascuno, che oggi siamo venuti qui ad onorare i nostri defunti, e in questi giorni rinnoviamo nel ricordo caro e nella preghiera sincera una comunione d’affetti che mai si è persa. Anzi, ne sentiamo una più viva nostalgia, ne abbiamo ancor maggior desiderio. Non ci basta vivere con la memoria del passato; bella è la riconoscenza, ma il bene di cui abbiamo goduto e che ci siamo voluti è stato soltanto una caparra, un anticipo, di ciò che avremo un giorno grazie alla vittoria di Gesù sulla morte.
La parola rivolta da Gesù a Marta che piange con la sorella Maria la morte del fratello Lazzaro, è la parola che Gesù rivolga anche a noi, a tutti e ciascuno, che oggi siamo venuti qui ad onorare i nostri defunti, e in questi giorni rinnoviamo nel ricordo caro e nella preghiera sincera una comunione d’affetti che mai si è persa. Anzi, ne sentiamo una più viva nostalgia, ne abbiamo ancor maggior desiderio. Non ci basta vivere con la memoria del passato; bella è la riconoscenza, ma il bene di cui abbiamo goduto e che ci siamo voluti è stato soltanto una caparra, un anticipo, di ciò che avremo un giorno grazie alla vittoria di Gesù sulla morte.
“Io
sono la risurrezione e la vita. Credi tu questo?”. Alla parola di Gesù
rispondiamo “credo”, diamo l’assenso della nostra fede, che coinvolge il
cuore con l’amore che nemmeno la morte può sciogliere; coinvolge la mente con
l’intelligenza che è tale perché riconosce che ci sono realtà che non possiamo
contenere nella nostra testa; coinvolge tutto il nostro essere attivo, il
nostro fare, lavorare, correre, camminare, poiché soltanto in questa direzione
di eternità acquista pieno senso e bellezza pur nella fatica di ogni giorno.
Perché
la nostra fede in Gesù diventi veramente risposta attiva, libera e liberante da
ogni paura e dubbio che possono anche coabitare con la nostra fragilità,
vogliamo passare dalla parola “credo”, importante ma davanti alla quale
siamo come inerti testimoni, all’affermazione più coinvolgente, l’unica che può
dare colore e vita al nostro credere: “Aspetto la risurrezione dei morti e
la vita del mondo che verrà”.
La
diciamo nella preghiera, magari senza pensarci, ma è profonda e trasforma la
nostra esistenza. Anche il nostro venire qui ne nasconde una certa impazienza.
Non abbiamo fretta di morire, questo no! Ma viviamo nell’attesa di qualcosa che
non finisce, sparisce, o si dissolve, ma si completa, si perfezione, si
trasfigura. Presso la tomba che custodisce le spoglie dei nostri cari, davanti
alla loro morte quando entra nella nostra casa, pensando alla nostra quando verrà,
riaffermiamo la nostra adesione a Gesù Risorto: “Aspetto la risurrezione dei
morti e la vita del mondo che verrà”:
Quale
straordinaria dichiarazione di ottimismo, di apertura a tutta l’esistenza, a
tutte le fragilità e debolezze che la incrinano, di fiducia, di autentica fede
che permea tutto il mio essere e orienta in modo luminoso la mia vita. Credo
perciò aspetto, desidero quello che attendo, voglio la gioia, la felicità, la
vita piena. Aspetto la risurrezione dei morti perché essa mi è già data nella
risurrezione di Gesù che ha trasformato la morte in un ingresso, in un
avvicinamento, in un inizio di vittoria.
“Aspetto” perciò amo. “Aspetto”,
e la vita va avanti con l’amore di cui la nutro. Ogni giorno porta le sue pene
e le sue gioia. Cadiamo, ci rialziamo, cadiamo di nuovo. Ma se la fede è
penetrata nel nostro cuore, se abbiamo incontrato e accolto come Marta Cristo
nella nostra casa, conosciuto Dio che ci ama; se il soffio dello Spirito ci
rassicura della sua presenza, allora non solo “credo” ma “desidero,
amo, aspetto…”, nuovi passi con cui
oggi lasceremo questo luogo. Riaccadrà di conoscere ancora l’agitazione
e di essere preda del grigiore dell’esistenza, ma dando spazio all’amore,alla
carità fraterna, questa attesa non sarà un’ ombra che si fa sempre più pesante
ma confluirà in una luce che ci sorprenderà. Per grazia e misericordia, a
questa luce noi contempleremo il volto di Dio, avremo il suo abbraccio; vedremo il volto dei nostri cari, saremo
ancor di più nell’amore. Io aspetto!
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