mercoledì 2 gennaio 2013

OMELIA


1 Gennaio 2013
- Luca 2,16-21

Giorno di augurio, alla ricerca di buoni auspici per il nuovo anno che oggi inizia. Riprende dove è finito con le preoccupazioni e le difficoltà che conosciamo, ma anche con la speranza di trovarvi soluzione, o comunque forza e saggezza per andare avanti. La giornata dedicata poi alla pace che desideriamo per tutto il mondo raccoglie e incoraggia ogni impegno perché ciò avvenga, e per noi credenti è sorretta dalla fiducia che troviamo nella preghiera, nell’accoglienza vera, sincera di Dio nella nostra vita, presenza che si è fatta visibile nella carne di Gesù. Questa nostra preghiera è pure incoraggiata da Maria, Madre di Dio che  ci porge Gesù e che nel suo cuore, racconta ancora il vangelo, custodisce tutte le cose che lo riguardano. E tra queste siamo anche noi, le nostre vicende, la nostra storia, speranze, difficoltà e progetti di cui è fatta.

Dall’incontro con Maria, Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia, come ci fa sapere il vangelo, i pastori se ne tornarono glorificando lodando Dio. E’ un particolare che illumina anche il nostro impegno di credenti a proposito della pace e della creazione di un mondo migliore, più umano e fraterno. Che significa glorificare e lodare Dio? Forse innalzare canti e preghiera, parole roboanti e vuote che non risolvono nulla, manifestazioni e celebrazioni esteriori?

La gloria di Dio è la vita dell’uomo, e tutto ciò che dice sua accoglienza, custodia, amorevole difesa e protezione, dedizione e servizio disinteressato, rispetto in ogni sua fase e condizione; è tutto ciò che la promuove, la famiglia, il matrimonio, il lavoro, sviluppo economico che non ha di mira l’individualismo e l’egoismo, ma il bene di tutti. Certo auspichiamo tutti un ordinamento di leggi giste che mettano le cose a posto, ma sono le piccole nostre azioni quotidiane di amore e di onestà, di coraggio e di giustizia, di rinuncia a sé per aiutare altri, che fanno crescere la vita, che danno gloria a Dio. e per quel che ci riguarda ci fanno diventare, come i pastori, da spettatori a credenti e, poi come discepoli di Gesù, credibili nell0annunciare il vangelo, la bella notizia che dio ci vuol bene ha in serbo per noi un mondo di pace e di vero benessere che è appunto nell’amore e nella comunione di tutti gli uomini.

Se noi mostriamo la gloria di Dio con la passione per la vita e per la pace, viene anche la lode per Iddio, cioè il riconoscimento da parte di coloro che ancora non lo conoscono o l’hanno conosciuto male come Padre buono, o l’hanno smarrito. Le parole di augurio che Mosè è incaricato di dire alla sua gente, come abbiamo sentito poco fa nella prima lettura, non possono rimanere a senso unico, cioè la sola benedizione di Dio sul suo popolo. Se noi concorriamo a realizzarla aprendoci a Lui che ci custodisce, ci fa grazia, ci mostra il suo volto, e questa triplice e unica benedizione ha un volto, prende carne e vita in Gesù, non mancherà che altri, e noi con loro, potranno lodare Dio, riconoscere con Gesù che siamo suoi figli, e possiamo gridargli con gioia, e confidenza: “Abba, Padre”.

Vivere “glorificando e lodando Dio”, è vivere nella sua volontà di bene, ed è pace con Lui, ma è anche pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Comporta principalmente, una convivenza fondata sulla verità che è Gesù stesso, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. Il male, infatti, si vince con un di più di bene, e la giustizia va ricercata imitando Dio Padre che ama tutti i suoi figli. Ci conceda concordia e pace perché possano compiersi per tutti le aspirazioni belle umane di una vita prospera e felice.



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