Battesimo
di Gesù – 13.01.2013
- Luca 3,15-16.21-22
Anche Gesù ha la sua strada da fare. Ed è
un’immersione totale, completa, nell’umanità peccatrice, condividendo con
questa, pur non avendo peccato, cioè rifiutato Dio e i fratelli, le conseguenze
di una condotta di vita tanto scellerata per il bene dell’umanità stessa.
Giovanni il Battista chiamava la gente ad un
battesimo di conversione, vale a dire ad una immersione nell’acqua quale segno
di purificazione di cambiamento di vita. Egli era un uomo integerrimo, leale
verso Dio, praticava ed esortava alla giustizia nel confronti della legge del
Signore, ad avere un comportamento onesto. Questa sua fermezza gli costerà
cara, ma per la stessa godrà anche dell’approvazione e della stima dello stesso
Gesù. Egli svolge la sua missione, fa la sua strada di precursore, cioè di colui
che cammina davanti, di apripista, non mancando di strigliare i farisei, i
benpensanti, i veri peccatori. In un certo senso, se non sapessimo che poi ha
pagato con la vita, potremmo pensare che aiutava gli altri a correggersi, a
lavarsi e purificarsi, stando sulla riva; un po’ come il maestro che dalla
cattedra dà lezione e istruzione. Poteva anche farlo, considerata la sua
statura morale e spirituale. Era la sua strada, la sua missione. Ma quella di
Gesù va oltre.
In Gesù Dio scende fino
a raggiungere l’uomo là dove i sentieri tortuosi della vita e i suoi peccati
possono condurlo. Questa è la sua strada: non la cattedra, ma la condivisione
di un lavoro, di un impegno, di una fatica, non per finta, o perché non potesse
fare diversamente, ma per farci vedere come Dio è dalla nostra parte, dalla
parte dei figli che sbagliano, e che chiedono di migliorare; che non riescono
più a vivere da donne e uomini come Egli ci ha pensato e voluto, come figli
suoi. La strada di Dio è la sua discesa tra noi peccatori. E su questa strada
egli ci incontra e ci dona novità e salvezza. La meravigliosa condiscendenza di
Dio, questo venir giù e immergersi nelle acque della nostra umanità, questa
partecipazione di Dio in Gesù alla nostra condizione di peccatori svela il suo
amore e diventa lezione per noi.
La
prima immagine pubblica di Gesù non ce lo fa conoscere in fila con i santi, i
grandi, i bravi, quasi a ricevere un attestato, come un titolo di laurea, che
ne confermi la preparazione, l’autorevolezza, con cui poi svolgerà la sua
missione e continuare la sua strada. La prima immagine è di uno che è solidale
con i fratelli peccatori. Colui che è “senza peccato” condivide la nostra
condizione e il nostro impegno. Un fatto del genere è in piena sintonia con il
progetto del Padre, e questa comunione d intenti e di azione con Colui che l’ha
inviato è confermata da un immagine misteriosa al di là di come si sia
manifestata.
“Il
cielo si aprì”, come a dire che se c’è un gesto che tocca il
cuore di Dio e una nuova comunicazione di vita e di amore è possibile, questi è
il mettersi dalla parte di chi vuole per sé e per gli altri un’esistenza di più
giustizia e bontà. “Apriti cielo” non è l’esclamazione di chi teme qualcosa di
irreparabile e tremendo, ma la benedizione che raggiunge chi interpreta davvero
la bontà e la misericordiosa condiscendenza di Dio nella sua ricerca di
comunione con l’uomo.
Quella
discesa dello Spirito santo in forma corporea come una colomba, conferma
che la strada di Dio è uno scendere all’altezza dell’uomo, e della sua povertà,
per dare inizio ad un nuova creazione come dopo il diluvio, quando la colomba
apparve di nuovo liberta dopo quella prova.
E
infine la dichiarazione di una voce sempre misteriosa: “Tu sei il Figlio
mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”. E’ la firma che Dio appone su Gesù, ma anche
su ogni donna e uomo che ne seguiranno, loro peccatori, la parola e l’esempio. Dove porta la strada
di Gesù, questa immersione che ricordavano all’inizio? Ad immergere il mondo
nello Spirito Santo e fuoco, nell’amore che, purificandole, fa nuove tutte le
cose.
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