3° Domenica C – 27.01.2013
-
Luca 4,14-21
La
Parola che ci raduna in questa famiglia e che ascoltiamo ogni domenica apre
alla forte emozione che invade il cuore che si lascia toccare e alla vita che
ne manifesta la bontà è porta una bella rivoluzione. E’ quanto ci comunica
proprio la sua lettura nei brani che adesso abbiamo ascoltato. Dapprima essa è
un Libro, e poi è carne, una persona.; il Libro della Legge che il popolo
d’Israele, riunito in una grande assemblea, accoglie con gioia, venera e
ascolta con commozione. E poi carne nella persona di Gesù che osa riferire a sé
la profezia contenuta nel testo di Isaia davanti alla piccola settimanale
assemblea liturgica a Nazareth, suo paese.
Dapprima questo libro e poi Gesù sono narrazione di
quello che Dio ha fatto, intende fare e fa per il suo popolo, e il particolare
per i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, gli infelici, i senza
speranza, quanti hanno bisogno di un anno di grazia. Noi che abbiamo un certa
qual familiarità con questa Parola, al punto che quasi non ci lasciamo più
sorprendere da essa, né da Gesù che la incarna, ne siamo i destinatarie
preghiamo che ci tocchi le corde del cuore, indichi, sorregga, renda possibili,
passi nuovi nella nostra esistenza. Ci raduni e, come abbiamo pregato poco fa,
ci edifichi in un solo corpo e ci renda strumenti di liberazione e salvezza per
tanti.
In ascolto di questa parola mi sono chiesto quale
sia il posto dove farla risuonare, lo spazio che le si addice, il luogo
familiare dove essa rivela, esprime tutta la sua verità e potenzialità d’amore.
Nei brani odierni sono indicati due luoghi + uno che non si contrappongono, ma
piuttosto si completano, si perfezionano, diventano efficaci luoghi di grazia.
Il racconto della prima lettura riporta un
avvenimento importante nella storia del popolo d’Israele: il ritrovamento e
insediamento del libro della Legge, dopo le peripezie dell’esilio. Narra che
una grande folla, uomini m,donne,
bambini, il popolo nella sua interezza senza distinzione di sesso, età, cultura
o intelligenza, poiché la Parola di Dio abolisce ogni privilegio, è per
tutti, una grande folla si radunò
“sulla piazza davanti alla porta delle Acque” per ascoltarne la proclamazione.
La lettura della Parola di Dio ha luogo su terra, come dire, laica, non
consacrata, la pubblica piazza. Mentre il culto ha bisogno di un tempio, di un
clero, di una liturgia sacrale, la parola raggiunge il mondo nella sua
secolarità, negli spazi che gli sono propri. Il Libro sulla piazza, il libro
per tutti. Pensiamo l’emozione, il nutrimento, la consolazione, il coraggio, la
forza che ne scaturisce, per tutta la gente, per l’umanità che abita questo
mondo.
L’altro
luogo è la sinagoga, il luogo abituale, ufficiale con il tempio della Parola di
Dio, che anche Gesù frequenta secondo il suo solito, come annota il brano di
Luca che abbiamo ascoltato. Questo non ci sorprende più di tanto, ed è il
malanno che affossa ogni novità. Qui è Gesù che è preso dall’emozione che
certamente lascia trapelare dai gesti solenni che compie : riceve il rotolo del
libro, lo apre, lo legge, lo riavvolge, lo riconsegna, siede e sente su di sé
gli occhi di tutti. E’ Lui ora il grande libro, lui il libro vivente, lui la
parola vivente; la parola che dice il volto di Dio, il regno di Dio, cioè la
sua vicinanza, il suo intervento a favore di poveri, prigionieri, ciechi,
oppressi, “uomini e donne senza speranza, che non sia aspettano più nulla,
forse neppure da Dio”.
Gesù è il luogo, dopo la piazza e la sinagoga, per
eccellenza della Parola di Dio. Quel libro non è più lettera scritta, inerte,
ma segno vivo, sacramento di Gesù, libro che diventa carene che narra e dona
Dio. Questo luogo diventa la predica più vera, oltre che la più corta, di
pochissime parole, ed efficace che si conosca, e che io sogno e prego di
riuscire un giorno a fare con la mia vita, allora sì sarò un bravo predicatore:
“oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato”.
Nessun commento:
Posta un commento